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TEATRO > ARCHIVIO TESTI

        La dedica di Giuliano Scabia sul frontespizio del volume 'Teatro nello spazio degli scontri'                                                

 Fare teatro / fare scuola
     Introduzione di Giuliano Scabia al volume "Il gorilla quadrumàno"
     (Feltrinelli, Milano, 1974)

 UN MUSEO OGGI 
     (Comune di Bologna - Galleria d'Arte Moderna)

  Il corso - il gruppo - la compagnia teatrale

 

 

 

 

 

Fare teatro / fare scuola 

Fare teatro / fare scuola 
Il teatro come ricerca delle nostre radici profonde
di GIULIANO SCABIA 
(Introduzione al volume "Il gorilla quadrumàno", Feltrinelli, Milano, 1974)

 

1. (scrittura collettiva

Questo libro è stato scritto collettivamente: nasce da una pratica di teatro "a partecipazione" realizzata partendo dall'interno dell'istituzione" universitaria, come sperimentazione teatrale che è insieme sperimentazione di ricerca condotta in gruppo. 

2. (teatro di stalla

II gruppo che firma il libro è costituito dai partecipanti a un seminario (sul "teatro di stalla," guidato dallo studente Remo Melloni) all'interno del mio corso di Drammaturgia 2, presso l'Istituto di Comunicazione e Spettacolo dell'Università di Bologna (DAMS). Abbiamo cercato di fare teatro e fare scuola integralmente e organicamente, a tempo pieno. Anche la scrittura collettiva del libro è stata uno dei momenti di questo fare teatro e fare ricerca. 

3. (formazione di un gruppo

Abbiamo cominciato nel '72-73 a lavorare intorno al rapporto fra teatro e informazione, progettando e realizzando un "teatrogiornale" di strada e di piazza in Bologna. È stato già questo un modo per uscire dall'Università e da un uso puramente "sperimentale" del teatro. Abbiamo lavorato soprattutto attraverso l'improvvisazione, su canovacci costruiti partendo dalle notizie del giorno, in una pratica che coinvolgeva noi e chi ci stava intorno, cercando il dialogo con le istanze di quartiere, imparando ad adattarci a qualunque situazione e a servirci di qualunque materiale -; provando a realizzare una pratica di partecipazione a lungo termine, in forma organica all'università e all'ambiente circostante. La ricerca intorno al "teatrogiornale" ha costituito il laboratorio aperto per il nucleo che ha poi attuato, insieme con altri venuti in seguito, le azioni sul "teatro di stalla".

4. (dilatazione del teatro

II gruppo si è venuto cosi costituendo un bagaglio culturale comune attraverso la ricerca (tuttora in atto). Il "fare teatro" è una delle costanti di tale ricerca, che dal teatro prende le mosse: ma da un teatro diverso, dalle azioni che sono andato accumulando negli ultimi dieci anni anche nei contesti tradizionalmente più esterni al teatro, dai quartieri agli ospedali psichiatrici. È nel corso di queste azioni che il teatro si è venuto dilatando e ha investito territori nuovi, per profonda esigenza di interdisciplinarità. Usato come strumento di ricerca, sonda, occasione per ascoltare (invece che come pura "esibizione," dimostrazione, cosa da vedere), si rivolge oggi insistentemente - e questo è ciò che è nuovo nel lavoro insieme a questo gruppo - all'antropologia, alla linguistica, all'etnologia, alla psichiatria, alla pedagogia: non però alla loro presunta sicurezza di "scienze," ma ai loro momenti di messa in discussione di se stesse: ai momenti cioè in cui, andando in crisi la scienza come tale, il lavoro dei singoli ricercatori ritrova il senso di un operare contraddittorio, cosciente delle sottilissime deformazioni con cui cosi sovente l'ideologia dominante maschera da scienza le proprie operazioni d'accumulazione. 

5. (il teatro ricerca l'antropologia

II teatro ha bisogno dell'antropologia. Ma quale antropologia? Quella che ha chiara la "desolante certezza che 20.000 anni di storia sono andati perduti" (Lévi-Strauss, Tristi Tropici), e afferma: "Non c'è più nulla da fare: la civiltà non è più quel fragile fiore che, per svilupparsi a fatica, occorreva preservare in angoli riparati di terreni ricchi di specie selvatiche, indubbiamente minacciose per il loro rigoglio, ma che permettevano anche di variare e rinvigorire le sementi. L'umanità si cristallizza nella monocultura, si prepara a produrre la civiltà di massa, come la barbabietola. La sua mensa non offrirà ormai più che queste vivande" (idem). Se tale è il contesto che spazio ha il teatro - un teatro radicalmente diverso, davvero riformato e rivoluzionato - per contribuire a ritrovare e ricomporre, e nuovamente inventare, i fili di una comunicazione primaria,' le condizioni minime perché la pluralità dei gruppi e delle culture riviva? È una delle domande che vengono rivolte al lettore. 

6. (teatro come ricerca delle radici

II progetto è di un teatro, dunque, come viaggio verso le radici profonde di una cultura - la nostra, quella di chi ci sta accanto, quella che non conosciamo -; come itinerario verso le radici del nostro io e dell'ambiente dentro cui ci muoviamo. Ricerca e interrogazione, anziché risultato e risposta. La parte interna della maschera, anziché quella esteriore. Anche tenendo presente che "non solo il risultato, ma anche la via per giungervi fa parte della verità. La ricerca della verità deve essere vera essa stessa, che l'indagine vera è verità rivelata, e i singoli componenti di essa si fondono nel risultato" (Marx, Werke und Schriften, 1844). Non tanto e non solo il prodotto, dunque, ma prima di tutto il procedimento, il viaggio. 

7. (l'origine del teatro

II viaggio verso le radici della propria cultura è però anche un viaggio verso l'origine del teatro, la sua forma primaria e povera di comunicazione elementare e plurima, immersa nell'immaginario, non in senso arcaico o arcaicizzante, ma totalmente presente nella contemporaneità. In questo senso la ricerca appare senza fine, e profondamente radicata nello specifico teatrale: e il rapporto con l'antropologia diventa intrinseco e determinante. 

8. (l'uomo selvatico

II Gorilla Quadrumàno è il racconto collettivo di un breve capitolo di questo viaggio. Non va scambiato per una ricerca etnologica, ne per un manifesto di rilancio della cultura subalterna. Proponiamo (questo si: fa parte di una precisa scelta) di ascoltare in maniera corretta, un atteggiamento di reciproco scambio e non di puro revival, anche la cultura "faticata" dei nostri padri il gran tesoro contraddittorio, male rivissuto o troppo mercificato, della lingua e della cultura dell'altra Italia. 
Il lavoro qui documentato parte dall'ipotesi di una messa in relazione dell'università col territorio dei giovani coi vecchi, del teatro (come partecipazione e dialogo) con i luoghi più lontani e decentrati - dove restano ancora, o si stanno riformando malgrado tutto, nuclei e forze estremamente vivi: forze che chi abita nei "centri di produzione culturale" quasi mai conosce: e che, se ha potere, per ignoranza o speculazione tende a distruggere. 
L'azione teatrale, nelle sue varie fasi, è stata anche una ricerca d'ambiente, e si è venuta caratterizzando come 'discesa" verso la cultura delle classi subalterne m relazione al nostro lavoro culturale (intorno alle possibilità esistenti oggi di creare nuove condizioni di aggregazione e di incontro collettivo e come ricerca nel campo capace di trasformare gli "studenti" in collaboratori e animatori, in intellettuali organici). La tematica del fantastico e dell'immaginario, di cui il Gorilla è stato pretesto e stimolo, si è rivelata assai ricca di implicazioni e sviluppi: non solo per ciò che riguarda le identificazioni e le proiezioni che il Gorilla Gigante, l'uomo selvatico, ha provocato, ma soprattutto per i colloqui che si sono aperti, e che continuano, con la gente che abbiamo incontrato.

 

 

 


Comune di Bologna

Comune di Bologna Galleria d'arte moderna 

UN MUSEO OGGI attività inaugurale 
21 aprile 1975 

Nel quadro dell'attività inaugurale della nuova Galleria comunale d'arte moderna, la Compagnia del Gorilla, guidata da Giuliano Scabia, presenterà un'azione teatrale che avrà luogo per tutta la giornata del 1° maggio al Pilastro. L'azione si svolgerà per le strade e nella Cupola del quartiere. L'intervento viene preparato attraverso una serie di incontri e assemblee col circolo culturale, la biblioteca e il consiglio degli inquilini del quartiere. 
Verrà fra l'altro presentato lo spettacolo II Gorilla Quadrumàno, testo in rima che si recitava fino a una quarantina d'anni fa nelle stalle della provincia di Reggio Emilia, e ritrovato insieme ad altri testi dal gruppo stesso e da Remo Melloni in collaborazione anche con la biblioteca di Caprara. Lo spettacolo sarà preceduto e accompagnato da comunicazioni cantate e recitate relative al viaggio teatrale che il gruppo ha compiuto e va continuando in varie regioni italiane. 
Insieme con la gente del quartiere si sta preparando una comunicazione «a cantastoria» sulla vera storia del Pilastro, da quando è nato una ventina d'anni fa ad oggi. È particolarmente significativo il fatto che la Galleria comunale d'arte moderna «apra» proprio partendo dal Pilastro, dimostrando così di voler essere un luogo collegato alla città e al territorio. In tal senso il lavoro teatrale che Scabia e il suo gruppo portano avanti si inserisce nell'impostazione generale di un museo come struttura aperta. 
Dopo l'intervento del Primo Maggio la Compagnia del Gorilla si trasferirà in Francia dove è stata invitata al Festival Mondiale del Teatro di Nancy.

 

 

 


Il corso - il gruppo

Il corso - il gruppo - la compagnia teatrale...

Il caso del Gorilla Quadrumano è il più eclatante - addirittura una tourneè in Francia al festival internazionale di Nancy, e parecchi giri per l'Italia - ma non è il solo. Allora: il corso che diventa gruppo e il gruppo che diventa compagnia teatrale semi-professionale. Fin qui è quello che, probabilmente, può avvenire in una qualsiasi buona scuola di teatro. E scuola di teatro in un certo senso è, così come è scuola tout court. Siamo cioè di fronte a una particolare pedagogia, dove teatro e scuola si fondono in una medesima ricerca: "La linea su cui mi sono mosso è stata comunque sempre quella della ricerca di un "vero naturale" del comunicare, che mi appare sempre - paradossalmente - vicino e lontano, facilissimo e difficilissimo obiettivo." 

[Giuliano Scabia, in E. Casini Ropa, G. Scabia, L'animazione teatrale, Rimini - Firenze, Guaraldi, 1978, p.12.]