presentazione TEATRO
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TESTI Fare
teatro
/
fare
scuola 1.
(scrittura
collettiva) Questo
libro
è
stato
scritto
collettivamente:
nasce
da
una
pratica
di
teatro
"a
partecipazione"
realizzata
partendo
dall'interno
dell'istituzione"
universitaria,
come
sperimentazione
teatrale
che
è
insieme
sperimentazione
di
ricerca
condotta
in
gruppo. 2.
(teatro
di
stalla) II
gruppo
che
firma
il
libro
è
costituito
dai
partecipanti
a
un
seminario
(sul
"teatro
di
stalla,"
guidato
dallo
studente
Remo
Melloni)
all'interno
del
mio
corso
di
Drammaturgia
2,
presso
l'Istituto
di
Comunicazione
e
Spettacolo
dell'Università
di
Bologna
(DAMS).
Abbiamo
cercato
di
fare
teatro
e
fare
scuola
integralmente
e
organicamente,
a
tempo
pieno.
Anche
la
scrittura
collettiva
del
libro
è
stata
uno
dei
momenti
di
questo
fare
teatro
e
fare
ricerca. 3.
(formazione
di
un
gruppo) Abbiamo
cominciato
nel
'72-73
a
lavorare
intorno
al
rapporto
fra
teatro
e
informazione,
progettando
e
realizzando
un
"teatrogiornale"
di
strada
e
di
piazza
in
Bologna.
È
stato
già
questo
un
modo
per
uscire
dall'Università
e
da
un
uso
puramente
"sperimentale"
del
teatro.
Abbiamo
lavorato
soprattutto
attraverso
l'improvvisazione,
su
canovacci
costruiti
partendo
dalle
notizie
del
giorno,
in
una
pratica
che
coinvolgeva
noi
e
chi
ci
stava
intorno,
cercando
il
dialogo
con
le
istanze
di
quartiere,
imparando
ad
adattarci
a
qualunque
situazione
e
a
servirci
di
qualunque
materiale
-;
provando
a
realizzare
una
pratica
di
partecipazione
a
lungo
termine,
in
forma
organica
all'università
e
all'ambiente
circostante.
La
ricerca
intorno
al
"teatrogiornale"
ha
costituito
il
laboratorio
aperto
per
il
nucleo
che
ha
poi
attuato,
insieme
con
altri
venuti
in
seguito,
le
azioni
sul
"teatro
di
stalla". 4.
(dilatazione
del
teatro) II
gruppo
si
è
venuto
cosi
costituendo
un
bagaglio
culturale
comune
attraverso
la
ricerca
(tuttora
in
atto).
Il
"fare
teatro"
è
una
delle
costanti
di
tale
ricerca,
che
dal
teatro
prende
le
mosse:
ma
da
un
teatro
diverso,
dalle
azioni
che
sono
andato
accumulando
negli
ultimi
dieci
anni
anche
nei
contesti
tradizionalmente
più
esterni
al
teatro,
dai
quartieri
agli
ospedali
psichiatrici.
È
nel
corso
di
queste
azioni
che
il
teatro
si
è
venuto
dilatando
e
ha
investito
territori
nuovi,
per
profonda
esigenza
di
interdisciplinarità.
Usato
come
strumento
di
ricerca,
sonda,
occasione
per
ascoltare
(invece
che
come
pura
"esibizione,"
dimostrazione,
cosa
da
vedere),
si
rivolge
oggi
insistentemente
-
e
questo
è
ciò
che
è
nuovo
nel
lavoro
insieme
a
questo
gruppo
-
all'antropologia,
alla
linguistica,
all'etnologia,
alla
psichiatria,
alla
pedagogia:
non
però
alla
loro
presunta
sicurezza
di
"scienze,"
ma
ai
loro
momenti
di
messa
in
discussione
di
se
stesse:
ai
momenti
cioè
in
cui,
andando
in
crisi
la
scienza
come
tale,
il
lavoro
dei
singoli
ricercatori
ritrova
il
senso
di
un
operare
contraddittorio,
cosciente
delle
sottilissime
deformazioni
con
cui
cosi
sovente
l'ideologia
dominante
maschera
da
scienza
le
proprie
operazioni
d'accumulazione. 5.
(il
teatro
ricerca
l'antropologia) II
teatro
ha
bisogno
dell'antropologia.
Ma
quale
antropologia?
Quella
che
ha
chiara
la
"desolante
certezza
che
20.000
anni
di
storia
sono
andati
perduti"
(Lévi-Strauss,
Tristi
Tropici),
e
afferma:
"Non
c'è
più
nulla
da
fare:
la
civiltà
non
è
più
quel
fragile
fiore
che,
per
svilupparsi
a
fatica,
occorreva
preservare
in
angoli
riparati
di
terreni
ricchi
di
specie
selvatiche,
indubbiamente
minacciose
per
il
loro
rigoglio,
ma
che
permettevano
anche
di
variare
e
rinvigorire
le
sementi.
L'umanità
si
cristallizza
nella
monocultura,
si
prepara
a
produrre
la
civiltà
di
massa,
come
la
barbabietola.
La
sua
mensa
non
offrirà
ormai
più
che
queste
vivande"
(idem).
Se
tale
è
il
contesto
che
spazio
ha
il
teatro
-
un
teatro
radicalmente
diverso,
davvero
riformato
e
rivoluzionato
-
per
contribuire
a
ritrovare
e
ricomporre,
e
nuovamente
inventare,
i
fili
di
una
comunicazione
primaria,'
le
condizioni
minime
perché
la
pluralità
dei
gruppi
e
delle
culture
riviva?
È
una
delle
domande
che
vengono
rivolte
al
lettore. 6.
(teatro
come
ricerca
delle
radici) II
progetto
è
di
un
teatro,
dunque,
come
viaggio
verso
le
radici
profonde
di
una
cultura
-
la
nostra,
quella
di
chi
ci
sta
accanto,
quella
che
non
conosciamo
-;
come
itinerario
verso
le
radici
del
nostro
io
e
dell'ambiente
dentro
cui
ci
muoviamo.
Ricerca
e
interrogazione,
anziché
risultato
e
risposta.
La
parte
interna
della
maschera,
anziché
quella
esteriore.
Anche
tenendo
presente
che
"non
solo
il
risultato,
ma
anche
la
via
per
giungervi
fa
parte
della
verità.
La
ricerca
della
verità
deve
essere
vera
essa
stessa,
che
l'indagine
vera
è
verità
rivelata,
e
i
singoli
componenti
di
essa
si
fondono
nel
risultato"
(Marx,
Werke
und
Schriften,
1844).
Non
tanto
e
non
solo
il
prodotto,
dunque,
ma
prima
di
tutto
il
procedimento,
il
viaggio. 7.
(l'origine
del
teatro) II
viaggio
verso
le
radici
della
propria
cultura
è
però
anche
un
viaggio
verso
l'origine
del
teatro,
la
sua
forma
primaria
e
povera
di
comunicazione
elementare
e
plurima,
immersa
nell'immaginario,
non
in
senso
arcaico
o
arcaicizzante,
ma
totalmente
presente
nella
contemporaneità.
In
questo
senso
la
ricerca
appare
senza
fine,
e
profondamente
radicata
nello
specifico
teatrale:
e
il
rapporto
con
l'antropologia
diventa
intrinseco
e
determinante. 8.
(l'uomo
selvatico) II
Gorilla
Quadrumàno
è
il
racconto
collettivo
di
un
breve
capitolo
di
questo
viaggio.
Non
va
scambiato
per
una
ricerca
etnologica,
ne
per
un
manifesto
di
rilancio
della
cultura
subalterna.
Proponiamo
(questo
si:
fa
parte
di
una
precisa
scelta)
di
ascoltare
in
maniera
corretta,
un
atteggiamento
di
reciproco
scambio
e
non
di
puro
revival,
anche
la
cultura
"faticata"
dei
nostri
padri
il
gran
tesoro
contraddittorio,
male
rivissuto
o
troppo
mercificato,
della
lingua
e
della
cultura
dell'altra
Italia. Comune
di
Bologna
Galleria
d'arte
moderna UN
MUSEO
OGGI
attività
inaugurale Nel
quadro
dell'attività
inaugurale
della
nuova
Galleria
comunale
d'arte
moderna,
la
Compagnia
del
Gorilla,
guidata
da
Giuliano
Scabia,
presenterà
un'azione
teatrale
che
avrà
luogo
per
tutta
la
giornata
del
1°
maggio
al
Pilastro.
L'azione
si
svolgerà
per
le
strade
e
nella
Cupola
del
quartiere.
L'intervento
viene
preparato
attraverso
una
serie
di
incontri
e
assemblee
col
circolo
culturale,
la
biblioteca
e
il
consiglio
degli
inquilini
del
quartiere. Il
corso
-
il
gruppo
-
la
compagnia
teatrale... Il
caso
del
Gorilla
Quadrumano
è
il
più
eclatante
-
addirittura
una
tourneè
in
Francia
al
festival
internazionale
di
Nancy,
e
parecchi
giri
per
l'Italia
-
ma
non
è
il
solo.
Allora:
il
corso
che
diventa
gruppo
e
il
gruppo
che
diventa
compagnia
teatrale
semi-professionale.
Fin
qui
è
quello
che,
probabilmente,
può
avvenire
in
una
qualsiasi
buona
scuola
di
teatro.
E
scuola
di
teatro
in
un
certo
senso
è,
così
come
è
scuola
tout
court.
Siamo
cioè
di
fronte
a
una
particolare
pedagogia,
dove
teatro
e
scuola
si
fondono
in
una
medesima
ricerca:
"La
linea
su
cui
mi
sono
mosso
è
stata
comunque
sempre
quella
della
ricerca
di
un
"vero
naturale"
del
comunicare,
che
mi
appare
sempre
-
paradossalmente
-
vicino
e
lontano,
facilissimo
e
difficilissimo
obiettivo." 
Grafica
il
Dock
Partecipazioni
Pubblicazioni
tappe principali
archivio immagini
rassegna stampa
Fare
teatro
/
fare
scuola
Introduzione
di
Giuliano
Scabia
al
volume
"Il
gorilla
quadrumàno"
(Feltrinelli,
Milano,
1974)
UN
MUSEO
OGGI
(Comune
di
Bologna
-
Galleria
d'Arte
Moderna)
Il
corso
-
il
gruppo
-
la
compagnia
teatrale
Il
teatro
come
ricerca
delle
nostre
radici
profonde
di
GIULIANO
SCABIA
(Introduzione
al
volume
"Il
gorilla
quadrumàno",
Feltrinelli,
Milano,
1974)
Il
lavoro
qui
documentato
parte
dall'ipotesi
di
una
messa
in
relazione
dell'università
col
territorio
dei
giovani
coi
vecchi,
del
teatro
(come
partecipazione
e
dialogo)
con
i
luoghi
più
lontani
e
decentrati
-
dove
restano
ancora,
o
si
stanno
riformando
malgrado
tutto,
nuclei
e
forze
estremamente
vivi:
forze
che
chi
abita
nei
"centri
di
produzione
culturale"
quasi
mai
conosce:
e
che,
se
ha
potere,
per
ignoranza
o
speculazione
tende
a
distruggere.
L'azione
teatrale,
nelle
sue
varie
fasi,
è
stata
anche
una
ricerca
d'ambiente,
e
si
è
venuta
caratterizzando
come
'discesa"
verso
la
cultura
delle
classi
subalterne
m
relazione
al
nostro
lavoro
culturale
(intorno
alle
possibilità
esistenti
oggi
di
creare
nuove
condizioni
di
aggregazione
e
di
incontro
collettivo
e
come
ricerca
nel
campo
capace
di
trasformare
gli
"studenti"
in
collaboratori
e
animatori,
in
intellettuali
organici).
La
tematica
del
fantastico
e
dell'immaginario,
di
cui
il
Gorilla
è
stato
pretesto
e
stimolo,
si
è
rivelata
assai
ricca
di
implicazioni
e
sviluppi:
non
solo
per
ciò
che
riguarda
le
identificazioni
e
le
proiezioni
che
il
Gorilla
Gigante,
l'uomo
selvatico,
ha
provocato,
ma
soprattutto
per
i
colloqui
che
si
sono
aperti,
e
che
continuano,
con
la
gente
che
abbiamo
incontrato.
21
aprile
1975
Verrà
fra
l'altro
presentato
lo
spettacolo
II
Gorilla
Quadrumàno,
testo
in
rima
che
si
recitava
fino
a
una
quarantina
d'anni
fa
nelle
stalle
della
provincia
di
Reggio
Emilia,
e
ritrovato
insieme
ad
altri
testi
dal
gruppo
stesso
e
da
Remo
Melloni
in
collaborazione
anche
con
la
biblioteca
di
Caprara.
Lo
spettacolo
sarà
preceduto
e
accompagnato
da
comunicazioni
cantate
e
recitate
relative
al
viaggio
teatrale
che
il
gruppo
ha
compiuto
e
va
continuando
in
varie
regioni
italiane.
Insieme
con
la
gente
del
quartiere
si
sta
preparando
una
comunicazione
«a
cantastoria»
sulla
vera
storia
del
Pilastro,
da
quando
è
nato
una
ventina
d'anni
fa
ad
oggi.
È
particolarmente
significativo
il
fatto
che
la
Galleria
comunale
d'arte
moderna
«apra»
proprio
partendo
dal
Pilastro,
dimostrando
così
di
voler
essere
un
luogo
collegato
alla
città
e
al
territorio.
In
tal
senso
il
lavoro
teatrale
che
Scabia
e
il
suo
gruppo
portano
avanti
si
inserisce
nell'impostazione
generale
di
un
museo
come
struttura
aperta.
Dopo
l'intervento
del
Primo
Maggio
la
Compagnia
del
Gorilla
si
trasferirà
in
Francia
dove
è
stata
invitata
al
Festival
Mondiale
del
Teatro
di
Nancy.
[Giuliano
Scabia,
in
E.
Casini
Ropa,
G.
Scabia,
L'animazione
teatrale,
Rimini
-
Firenze,
Guaraldi,
1978,
p.12.]