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su 64 pp, ill., 24 cm. |
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Era il 1977, a Cerignola, nella Camera del lavoro, nella sala dov'era allestita la mostra Braccianti Storia e Cultura, durante una delle tante assemblee per discutere di storia bracciantile e sindacale, di cultura e di organizzazione della cultura, di memorie del passato e di progettualita' per il futuro. Michele Sacco era tra i piu' attivi partecipanti a quegli incontri. All'inizio sorpreso di questo nostro interesse di giovanissimi ricercatori, che tutto chiedevamo, tutto registravamo e fissavamo in immagini fotografiche; poi sempre piu' partecipe, attivo nel suggerirci altri possibili informatori, notizie utili per ampliare la nostra ricerca, informazioni didascaliche relative alle foto esposte in mostra. Finche' un giorno, in un incontro di novembre, Michele, nel suo intervento, ci disse di aver cominciato a scrivere il suo diario, la sua autobiografia ("...sto facendo veramente uno sforzo, dopo la giornata non esco piu' per potermi ricordare delle mie sofferenze..."), proprio perche' sollecitato da quelle immagini, dalle testimonianze degli altri compagni di Di Vittorio, Angione, Balducci, Casucci, dagli scritti di Angione, ma soprattutto, forse, dall'interesse dimostrato dai tanti giovani, oltre noi, che frequentavano la mostra. Giovani e studenti che avevano cominciato a chiedere a loro, protagonisti delle storie rappresentate nelle fotografie, frammenti di vita, episodi e riflessioni personali. I braccianti, nella loro Camera del Lavoro, in quell'occasione ebbero la sensazione, realistica, di poter insegnare qualcosa ai propri stessi figli, di poter riprendere a raccontare, narrare storie che per vergogna avevano nascosto nei luoghi piu' reconditi della loro memoria, ma che non avevano per fortuna rimosso. L'identita'
sociale
di
una
comunita'
dipende,
per strutturarsi,
non
solo
dalla
memoria
ma
dalla
verifica
costante,
nel
tempo,
dei
valori
fondanti
della
memoria
stessa,
dal
suo
confronto
continuo
col
presente
e
le
sue
sollecitazioni.
La
memoria
non
e'
un
deposito
chiuso:
e'
la capacita'
personale
e
sociale
di
uilizzo
e
traduzione
continua
di
esigenze
e
motivazioni
del
presente,
urgenze
di
progettazione
e
individuazione
di
futuri
possibili,
con
i
materiali
e
le
esperienze
del
passato.
Esperienze
e
materiali
che
solo
cosė
tornano
ad
avere
ruolo,
utilita',
riconoscibilita'
di
percorso
e
maturazione. La Cerignola rappresentata da Michele, che e' anche la Cerignola che ha visto Di Vittorio sintetizzare nella sua stessa figura simbolica l'intera classe bracciantile, e' la Cerignola oggi apparentemente nascosta, che nessuno piu' interroga e provoca al racconto di se', che rischia cosė di perdere memoria e coscienza di un itinerario durato piu' di un secolo e che ha formato, insieme alle storie di altri paesi, anche buona parte di storia d'Italia. Se piu' spesso le istituzioni locali si occupassero di questi viventi "beni culturali" non meno degni di quelli di pietra e marmo, sapremmo forse qualcosa in piu' di noi stessi nel rapporto con la nostra identita' sociale, legati indissolubilmente al nostro passato piu' prossimo e non solo a quello piu' lontano e archeologico. Michele Sacco dopo aver narrato se stesso, gli altri come lui, dopo aver con le sue sole forze (anche economiche) reso nota editorialmente la sua storia, oggi, dopo aver superato la "vergogna" dello sfruttamento, vuole finalmente narrare le sue fantasie, la sua visione del mondo ed i suoi sogni. Liberato dalla costrizione delle "esperienze" usa oggi tutta la sua esperienza per comunicare al mondo le sue storie, piccole, semplici ma nella loro epica estremamente ricche di profonda umanita'. Alle volte singoli individui comprendono piu' degli altri le necessita' e le urgenze della storia di un popolo, di una collettivita'. Alle volte meglio e prima delle organizzazioni, delle istituzioni, dei partiti da cui dovrebbero essere rappresentati. In quella sera di novembre del 1977, nella Camera del Lavoro a Cerignola, Michele Sacco raccolse il testimone che dei giovani ventenni gli avevano passato e lo ha portato fino ad oggi, lottando contro tante fatiche, culturali, fisiche e morali: di questo lo ringrazio profondamente. |
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