L'immagine fotografica.
Itinerario senza fine di momenti, frammenti, attimi di
storia individuale e collettiva. Interminabile teoria di
sguardi che si incrociano, di luci e ombre che si alternano.
Possiamo addentrarci nella foresta di immagini carichi di
meraviglia: tutto è fotografabile, tutto è stato
fotografato.

Il percorso a ritroso può farci riscoprire bambini,
ritrovare volti simili al nostro in abiti e tempi lontani.
Può farci scoprire come il tempo muti radicalmente le forme
che ci circondano o come invece ce le riproponga di tanto in
tanto sempre simili a se stesse. Spesso è un viaggio di
paura, la scoperta di come eravamo poveri, tristi, cattivi.
Altre volte è un abbandonarsi nostalgico e ovattato nel
'come eravamo' migliori, tranquilli, felici.
La foresta di immagini invece è sempre lì, muta e sparsa:
nei cassetti, nei cartoni, nelle soffitte, negli archivi di
polvere dei paesi. Sono immagini che aspettano di essere
guardate ma che non smettono di guardare. Sono volti e occhi
che ci fissano più di quanto noi possiamo.
L'insieme
di queste icone è la storia figurata di noi stessi, della
nostra famiglia, dei parenti, dell'intera società in cui
siamo, degli spazi e dei luoghi in cui tutti ci ritroviamo.
Proveremo a percorrere i capitoli di questa storia di figure
passando dal fascino del ritratto alla varietà della moda e
dell'abbigliamento, dalla ridondanza delle cerimonie
pubbliche alla essenzialità di quelle private, dalla
ricognizione architettonica e urbanistica alla storia
sociale del lavoro e delle tecniche.
Sarà infine un omaggio a quegli artisti-imprenditori che sul
finire del secolo e agli inizi del nuovo abbracciarono
un'arte nuova, diffìcile e tecnologicamente complessa come
la fotografia in cui bisognava investire capitale e fantasia
e
con la quale spesso si è fatto lievitare il livello di
consapevolezza nella propria insostituibile identità
culturale.
"Vedere se stessi (altrimenti che in uno specchio): in
termini storici, questo è atto recente, dal momento che il
ritratto, dipinto, disegnato o miniato che fosse, è stato
sino alla diffusione della Fotografia un bene limitato a
pochi, destinato del resto a ostentare una data condizione
economica e sociale - e in ogni caso un ritratto dipinto,
per quanto somigliante sia, non è una fotografia. È curioso
che non si sia pensato al rivolgimento (di civiltà) che
questo atto nuovo comporta. Io vorrei una storia degli
Sguardi". (R. Barthes,
La camera chiara).

Le immagini che illustrano
l'articolo sono state gentilmente
messe a disposizione dai fratelli Lenoci (eredi leva),
dalla Famiglia Rinaldi di Cerignola e
dalla signora Maria Teresa Masullo Fuiano di Foggia.