vai su

                  


 

LA REPUBBLICA Bari, 25 marzo 2004

Parte il progetto del regista e dello storico Giovanni Rinaldi basato sui contadini arrestati a San Severo e sui loro figli affidati al Nord per due anni

La guerra dei braccianti
Un film di Piva sulle lotte del ´50 "Cerco quei bimbi in fuga sul treno"

Alcuni giunsero a Modena scalzi altri pensarono di essere in Russia
Il 23 marzo di 54 anni fa furono catturate 180 persone che vennero liberate nel 1952
"Perseguo un´idea di cinema che sia anche archivio per fermare i ricordi"

di ANTONELLA GAETA

I braccianti davanti ai carri armati. Il 23 marzo 1950 la lotta al grido di "pane e lavoro" cambiò la vita a San Severo. A fermare la rivolta arrivò l´esercito. Un morto, centinaia di feriti e 180 arrestati. Uomini e donne, in carcere per due anni. E, soprattutto, i loro bambini incustoditi, accolti nelle case di famiglie del Nord grazie a una catena di solidarietà. Il regista Alessandro Piva e lo storico Giovanni Rinaldi stanno cercando ora proprio quei piccoli che partirono un pomeriggio di primavera sui "treni della felicità". La memoria ricostruita comporrà infatti la sceneggiatura di un film. Ma prima, conta restituire quei giorni a se stessi, riannodare i ricordi del 23 marzo 1950 e delle giornate durissime che seguirono.

L´articolato progetto "Il treno della felicità" parte lunedì prossimo con la diretta sull´emittente foggiana Teleblu, nel corso della trasmissione BluTango curata da Micky De Finis. In studio ci saranno Piva, Rinaldi e Severino Cannelonga, figlio di Carmine leader sindacale negli anni Cinquanta e lui stesso tra i bambini "adottati" nel corso dei due anni della detenzione del padre. Definiscono l´operazione un "Chi l´ha visto della memoria sociale". "La nostra speranza - spiega Rinaldi - è di ricevere anche direttamente in trasmissione qualche telefonata di chi ha vissuto qualcuna delle esperienze cui facciamo riferimento".

Il suo lavoro, tuttavia, è già cominciato nel 1981, anno in cui ha pubblicato "La memoria che resta", presto ripubblicato dalle edizioni salentine Aramirè. Lo studio delle lotte bracciantili in Capitanata sono una passione di Rinaldi che, dagli anni Settanta, fotografa, registra e cataloga preziose testimonianze. "Ma quel che capitò alle famiglie di San Severo è davvero singolare perché privare interi nuclei familiari di padre e madre fu una grave azione poliziesca" dice. Le lotte trovarono in Capitana terreno fertile. Orgoglio e coraggio dei contadini foggiani portarono alla rivolta di Cerignola, Torremaggiore e San Severo, la "Varsavia di Puglia". Reagivano contro la persecuzione dei lavoratori perpetrata dal 1948 in poi dal ministro Scelba. Gli eccidi di Portella della Ginestra, Melissa, Montescaglioso, Modena, Dentella amplificarono la loro rabbia. Fino a quel 25 marzo, quando quasi duecento persone furono accusate di "insurrezione armata contro i poteri dello Stato", private della libertà per due anni fino alla liberazione ottenuta grazie all´impegno di un coraggioso avvocato, Lelio Basso.

Per uno degli articolati disegni del caso, dieci anni fa nella Biblioteca nazionale di Roma, Alessandro Piva decise di approfondire le lotte bracciantili attraverso letture e saggi. "Mi hanno sempre affascinato e quando, dieci anni dopo, il programma Rai "La storia siamo noi" mi ha chiesto un contributo, ho deciso di documentare proprio le lotte di Capitanata" ricorda il regista barese. L´incontro con Rinaldi è stato favorito dalla Rete, dove lo studioso cura un sito dedicato al periodo storico. "Abbiamo pensato insieme - aggiunge Piva - di raccogliere più testimonianze possibili prima che sia troppo tardi, avvicinare la cultura di base che ha dato luogo al movimento bracciantile, comprendere i sentimenti ideologici. Nessuno ha mai raccontato la lotta da questa parte d´Italia".

E poi c´è la piccola epopea dei bambini. Sessanta, forse settanta persone che furono affidate, attraverso i Comitati di solidarietà, ai compagni toscani, emiliani, romagnoli e marchigiani che li accolsero nelle loro case. Per la prima volta in viaggio. Per la prima volta in treno. Alcuni di loro ricordano di essere arrivati a Modena con le scarpe di cartone. Gli uomini che erano ad attenderli in stazione si precipitarono agli sportelli per evitare che mettessero i piedi a terra. Altri ancora ricordano il profumo delle tazze di cioccolato che non avevano mai assaggiato e che sperimentarono in quel lungo soggiorno, ospiti di straordinarie e generose famiglie. I sacerdoti diffusero la falsa notizia che li avrebbero portati in Russia e i piccoli destinati a Lugo di Romagna, a sentire quello strano dialetto ci credettero davvero. Formarono famiglie allargate, ancora adesso fratelli di due anni indimenticabili sono in contatto, si scrivono lettere e una volta all´anno si incontrano. Poi, nel 1952, il ritorno a casa, a riabituarsi a una quotidianità di fame e duro lavoro anche per i più piccoli. Ma al fianco dei propri genitori, finalmente liberi.

Non furono i soli a partire. Dal Sud oltre settantamila coetanei tra il 1946 e il 1952 salirono sui "treni della felicità", accolti in nome di un´ideale comune che andava sostenuto totalmente e con ogni mezzo. La sceneggiatura si comporrà così con le storie personali, con la narrazione orale dei protagonisti con la cosiddetta letteratura materiale raccolta nel corso di incontri e contatti (è possibile inviare contributi attraverso il sito http://www.giovannirinaldi.info o all´indirizzo pforitin.it). Da questo laboratorio della memoria, un "museo non statico", si confezioneranno prima un breve documentario, un libro-catalogo, cd-rom e dvd interrattivi.

Per Piva, che ha una nonna foggiana, si tratta di "trovare un filo tra la ricostruzione antropologica e l´invenzione cinematografica. Perseguo? dice il regista - un´idea di cinema che non sia solo consumo veloce ma piuttosto archivio per fermare i ricordi di questi ultimi braccianti". Un´esperienza pilota che si propone come traguardo forte "la creazione di un´identità". E lunedì parte la prima fase: svegliare i ricordi.

                                   torna a: pubblicazioni