presentazione
Nel
volume
"La
memoria
che
resta..."
del
1981,
pubblicato
dopo
l'interruzione
prematura
dell'esperienza,
Guido
e
Rino
Pensato
così
descrivevano
pregi
e
difetti
di
questa
inconsueta
vicenda
culturale:
Recensioni
a
La
memoria
che
resta.
Vissuto
quotidiano,
mito
e
storia
dei
braccianti
del
Basso
Tavoliere
nella
pagina
CULTURA
POPOLARE
>
RASSEGNA
STAMPA

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il
Dock
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Pubblicazioni
ricerche
e
materiali
archivio immagini
archivio testi
rassegna stampa
> L'ARCHIVIO DELLA CULTURA
DI BASE
L
'attività
di
ricerche
e
interventi
per
la
costituzione
dell'Archivio
della
Cultura
di
Base
presso
la
Biblioteca
Provinciale
di
Foggia
(allora
diretta
da
Angelo
Celuzza
e
Guido
Pensato)
è
stata
promossa
agli
inizi
del
1977
con
un
progetto
di
lavoro
(ideato
e
coordinato
da
Giovanni
Rinaldi
e
Paola
Sobrero
)
riguardante
i
momenti
di
aggregazione
delle
classi
subalterne
come
contesti
di
elaborazione
culturale
collettiva,
di
gestione
e
di
organizzazione
dei
propri
valori
e
modelli
di
riferimento
ideologici
e
materiali.
Con
questo
progetto
la
pubblica
istituzione
intese
attuare
-
in
collegamento
e
in
collaborazione
con
il
territorio,
i
suoi
organismi
rappresentativi,
la
sua
dimensione
sociale
-
un
primo
coordinamento
di
iniziative
sulla
realtà
culturale
di
base
nell'area
provinciale,
nelle
diverse
specificità
contestuali
(religiosità
popolare,
liturgia
laico-celebrativa,
teatro
e
spettacolo
popolare)
e
nei
differenti
modi
espressivi
(tradizione
orale,
gestualità,
iconografia,
cultura
materiale).
L'attività
venne
condotta
sulla
base
di
documentazioni
fotografiche, fìlmate
e
sonore
realizzate
sul
campo,
reperimento
di
materiale
documentario
e
illustrativo
d'epoca.
Il
progetto,
riconosciuto
da
più
parti,
accademiche
e
non,
pionieristico
e
d'avanguardia,
mirava
alla
realizzazione
di
un
archivio
multimediale
e
fruibile
dall'intera
comunità
locale
attraverso
le
tecnologie
già
allora
disponibili
presso
la
Biblioteca
Provinciale.
I
materiali
di
questo
archivio
diventavano,
al
pari
dei
libri
e
della
cultura
"scritta"
conservata
in
Biblioteca,
"soggetto"
e
strumento
d'indagine
e
conoscenza
critica,
per
una
memoria
più
consapevole
della
propria
identità
culturale.
"I
risultati
del
lavoro
svolto
sono
di
grande
rilievo
sia
sul
piano
quantitativo
che
qualitativo.
Ma
un
dato
va
rilevato:
si
tratta
di
risultati
tutti
interni
alla
ricerca,
nel
merito
degli
obiettivi
scientifico-culturali
posti
a
base
dei
programmi
annuali.
Risultati
che
hanno
consentito,
tra
l'altro,
il
recupero
di
materiali
e
documenti
destinati
alla
sparizione
e,
di
riflesso,
il
risvegliarsi
di
un'attenzione
ormai
sopita
per
il
loro
recupero,
la
loro
conservazione
da
parte
di
singoli
e
di
istituzioni
(le
Camere
del
Lavoro,
per
fare
un
esempio);
hanno
consentito
la
documentazione,
attraverso
fotografie,
filmati,
registrazioni
sonore
e
in
videonastri,
ecc.
in
modo
ampio
e
approfondito
settori
o
manifestazioni
della
cultura
popolare
in
Capitanata:
la
ritualità
religiosa
in
centri
come
il
santuario
dell'Incoronata,
la
«ritualità»
laico-politica
a
Cerignola
e
laico-carnascialesca
a
Sannicandro
e
a
Biccari,
la
condizione
e
il
ruolo
della
donna
ad
Orsara,
i
soggetti,
i
luoghi
e
i
modi
della
cultura
bracciantile
ancora
a
Cerignola,
e
così
via.
A
questi
vanno
aggiunti
momenti
e
strumenti
di
socializzazione
prodotti
nel
corso
delle
varie
ricerche
o
a
conclusione
delle
stesse:
mostre
(«Braccianti:
storia
e
cultura»,
«II
diavolo
e
la
maschera»,
ecc.);
presentazione
dei
materiali
prodotti
nelle
località
cui
si
riferiscono;
scambi
con
altri
centri
di
ricerca
(valga
per
tutti
la
serie
di
manifestazioni,
protrattesi
per
due
mesi,
organizzate
in
collaborazione
con
il
Centro
Etnografico
Ferrarese);
produzione
di
materiali
a
stampa;
presentazione
dell'esperienza
in
convegni
nazionali
e
internazionali;
instaurazione
e
pratica
di
un
rapporto
ravvicinato
col
mondo
della
scuola
come
utente
collettivo
organizzato
e
privilegiato.
Quelli
che
sono
viceversa
venuti
meno
sono
stati
i
risultati
sul
piano
politico-culturale
generale:
ed
è
un
punto
su
cui
vale
la
pena
riflettere,
perché
si
tratta
non
già
di
problemi
specifici,
interni
ai
meccanismi
della
ricerca,
ma
di
dati
che
concorrono
a
costituire
il
«contesto»
su
cui
l'esperienza
è
nata,
che
definiscono
la
complessiva
problematica
dell'organizzazione,
della
natura
e
del
funzionamento
della
macchina
pubblica
in
Italia,
e,
in
questo
ambito,
delle
strutture
culturali
pubbliche.
Dati
che
hanno
rivelato,
anche
nel
caso
dell'Archivio
della
Cultura
di
Base,
una
volta
di
più,
quanto
sia
illusorio
imboccare
e
percorrere
scorciatoie
sulla
strada
della
maturazione
e
acquisizione
ampia
e
tendenzialmente
generalizzata
di
tematiche
e
linee
culturali
innovative
e
«fondanti»,
in
grado
cioè
di
intervenire
sui
meccanismi
della
comunicazione
e
della
produzione
di
cultura,
su
quelli
della
marginalità
culturale.
Registrare
e
riflettere
su
questo
versante
negativo
della
vicenda
dell'Archivio
della
Cultura
di
Base
significa
sostanzialmente
ribadire,
«alla
prova
dei
fatti»,
un
principio
in
linea
teorica
acquisito
e
«pacifico»
del
rapporto
politica-cultura:
non
basta
che
le
acquisizioni
«culturali»
che
sono
alla
base
dell'intervento
in
settori
determinanti
e
specifici
restino
tali
-
«culturali»
-
e,
soprattutto
acquisite/delegate
al
«quadro
tecnico-professionale»;
è
indispensabile
che
esse
diventino,
in
quanto
politiche,
per
i
presupposti
e
le
implicazioni
politiche
cui
sono
strettamente
connesse,
patrimonio
pienamente
consapevole
del
quadro
politico-amministrativo,
in
grado
perciò
e
solo
allora
di
compiere
scelte
di
fondo
coerenti;
o
meglio:
di
inserire
quelle
acquisizioni,
quelle
scelte
di
intervento
«di
settore»
nel
quadro
di
scelte
generali
corrette
e
coerenti
di
politica
culturale.
Ma,
a
questo
punto,
va
rilevato,
volendo
sommariamente
delineare
un
quadro
delle
questioni
non
risolte
o,
comunque,
richiamate
a
una
riflessione
complessiva
dell'esperienza
dell'Archivio
della
Cultura
di
Base,
che
proprio
il
tema
della
«programmazione»
e
del
suo
raccordo
con
il
«territorio»
costituisce
tuttora,
e
soprattutto
nel
settore
della
cultura,
una
sorta
di
miraggio
politico-amministrativo,
quando
non
un
esorcismo
verbale".![]()
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