FONTI
ORALI.
STUDI
E
RICERCHE Ritualità
popolare,
fonti
orali
e
documentazione
audiovisiva
nella
Puglia
settentrionale Quando
tra
la
fine
del
1976
e
l'inizio
del
1977
la
biblioteca
provinciale
di
Foggia
cominciò
ad
articolare
operativamente
il
progetto
di
un
Archivio
della
Cultura
di
Base,
si
calava,
non
senza
audacia
e
ambizione,
in
un
reticolo
di
ipotesi,
compiti
e
funzioni
la
cui
complementarietà
e
il
cui
intreccio
non
garantivano
ma
prefiguravano
una
inedita
potenzialità
di
intervento.
Dotata
di
una
non
trascurabile
disponibilità
di
attrezzature
e
di
mezzi,
centro
propulsore
di
un
sistema
bibliotecario
comprendente
oltre
cinquanta
strutture
periferiche
nel
territorio
provinciale,
questa
biblioteca
pubblica
si
è
avvalsa
di
consulenti
e
collaboratori
per
gestire
e
coordinare
con
continuità
di
tempi
e
di
iniziative
una
vasta
attività
di
ricerca,
elaborazione,
riproposizione
fondata
sul
contributo
di
aggregazioni
spontanee,
sulle
proposte
delle
realtà
locali,
sugli
stimoli
offerti
da
una
cultura
tradizionale
da
valutare
nelle
sue
complesse
e
radicate
dinamiche*.
Vari
anni
di
ricerca
sul
campo
che
ha
privilegiato
la
Puglia
settentrionale
pur
estendendosi
ad
altre
aree
della
regione
e
alle
zone
limitrofe
di
altri
territori
regionali
ci
hanno
dato
l'opportunità
di
osservare,
documentare,
analizzare
una
varietà
di
fenomeni
festivi
nell'ambito
di
un
progetto
di
ricognizione
dell'espressività
subalterna
nelle
comunità
tradizionali.
Ci
siamo
imbattuti
in
una
ampia
articolazione
di
forme
e
di
comportamenti
riconducibili
e
relazionabili
al
contenitore
festa
e
distinguibili,
a
seconda
della
frequenza,
della
predominanza,
del
significato
assunti
in
aspetti
cerimoniali,
rituali,
spettacolari.
Ad
una
prima
sommaria
classificazione
la
netta
predominanza
spetta
alla
festa
religiosa
rappresentata
soprattutto
nelle
sue
forme
patronali,
o
legate
ai
frequenti
pellegrinaggi.
Meno
rappresentativa
ma
senz'altro
più
ricca
e
inconsueta
nelle
sue
peculiarità,
la
festa
laica
comprende
i
rituali
di
carnevale,
azioni
itineranti
con
questua
o
scambi,
forme
spettacolari
imperniate
sul
motivo
della
gara
o
della
lotta,
la
celebrazione
del
primo
maggio.
Quasi
esclusivamente
legate
a
contesti
rurali
e
a
una
periodicità
calendariale
queste
feste
presentano
tutte
livelli
di
stratificazione
in
cui
accanto
a
elementi
progressivamente
aggiunti
e
trasformati
sono
individuabili
caratteri
arcaici. *
Questa
esperienza
si
è
interrotta
nel
1979
non
per
cause
intrinseche
al
progetto
ma
per
difficoltà
di
ordine
politico
e
burocratico.
ARCHIVIO
RINALDI,
Foggia. Archivio
sonoro,
fotografico
e
documentario
costituito
a
partire
dal
1975
con
ricerche
sul
campo
condotte
sino
al
1984
(dal
1977
al
1979
condotte,
in
coll.
con
Paola
Sobrero,
nell'ambito
del
progetto
di
ricerca
per
l'Archivio
della
Cultura
di
Base/Biblioteca
Provinciale
di
Foggia). Rilevatori N.
213
bobine
a
nastro
magnetico
(quasi
tutte
da
270
mt,
registrate
su
4
piste
mono
alla
velocità
di
9,5
cm/sec
per
il
parlato
e
19
cm/sec
per
il
cantato
e
le
musiche)
per
un
totale
di
circa
600
ore
di
registrazione; N.
500
negativi
B/N
da
36
pose
per
un
totale
di
circa
18000
scatti; Fondo
"Angione",
Cerignola
(opera
completa,
manoscritti
autobiografici
e
poetici). Documenti
vari:
libretti
politici,
libretti
d'opera,
volantini
e
manifesti
sindacali
e
politici,
tessere
politiche,
santini
religiosi,
manoscritti
teatrali
(in
particolare
alcuni
"ditt"
di
S.
Nicandro
Garganico). Gargano
-
Vico
del
Gargano,
Monte
Sant'Angelo,
San
Giovanni
Rotondo,
San
Marco
in
Lamis,
San
Nicandro
Garganico; Tavoliere
-
Chieuti,
San
Paolo
Civitate,Torremaggiore,
San
Severo,
Lucera,
Foggia,
Incoronata,
Cerignola,
San
Ferdinando
di
P.; Subappennino
Dauno
-
Celenza
Valfortore,
San
Marco
La
Catola,
Biccari,
Troia,
Roseto
Valfortore,
Castelluccio
Valmaggiore,
Orsara
di
Puglia,
Accadia,
Sant'Agata
di
Puglia,
Anzano
di
Puglia,
Volturino,
Faeto. Si
conservano
anche
altri
documenti
sparsi
di
altre
aree
della
regione
e
di
alcune
località
della
Basilicata
e
del
Molise
(Larino,
Gambatesa,
Tufara). In
linea
generale
il
dialogo
libero
ha
costituito
la
base
su
cui
inserire
eventuali
domande
specifiche
e
focalizzanti,
tendenti
a
sollecitare
la
testimonianza
su
aspetti
dei
vissuti
personali.
In
alcuni
casi
relativi
a
ricerche
particolari
(fenomeni
rituali,
condizioni
di
vita
e
lavoro
di
lavoratori,
ecc.)
si
sono
predisposte
serie
di
domande
che
in
maniera
libera
a
seconda
dell'occasione
orientavano
il
dialogo. Contenuti
delle
rilevazioni Movimento
bracciantile
(Di
Vittorio,
condizioni
di
vita
e
di
lavoro,
lotte
sindacali,,
Primo
Maggio); Ipotesi
di
catalogazione
e
digitalizzazione
dell'Archivio
Rinaldi Nastri
magnetici Avvertenze
preliminari
al
riversamento
dei
brani
da
nastro
a
computer Il
riversamento
su
computer
dei
materiali
sonori
e la
creazione
di
cd
master Della
digitalizzazione
del
nastro
vanno
fatte
due
copie:
una
che
viene
conservata
come
cd
master
destinata
all’archivio
della
copia
conforme
all’originale
e su
cui
non
va
eseguita
nessuna
operazione
ulteriore,
l’altra
che
serve
per
le
successive
operazioni
di
restauro,
pulitura
del
suono
e
ottimizzazione
per
l’ascolto
che
servirà
successivamente
per
l’ascolto
e la
relativa
schedatura.Tutti
i
trattamenti
dei
materiali
sonori
devono
comunque
avere
alla
base
un
forte
rispetto
della
natura
dell’originale. La
manutenzione
dell’archivio
su
CD Una
volta
inventariato
tutto
il
materiale
è
possibile
indicizzare
tutto
per
generi
creando
altri
cd
tematici
più
comodi
da
consultare
ordinandoli
per
fattori
di
omogeneità.
La
fase
ora
più
importante
è
la
collocazione
contestualizzazione
di
tutti
i
materiali:
un
primo
trattamento
che
consenta
di
tracciare
la
storia
e la
peculiarità
dell’operazione
di
raccolta. Personale Operatore
addetto
alla
digitalizzazione
e
masterizzazione Operatore
addetto
al
restauro
e al
trattamento
del
suono
Operatore
addetto
alla
compilazione
e
redazione
delle
schede
Operatore
addetto
alle
ricerche
di
documenti
di
spoglio
e
loro
integrazione
nell’archivio
Coordinatore
delle
attività
nella
sezione
audio
Attrezzature 2
registratori
a
bobina -
cd
rom -
custodie
e
arredo
per
l’archiviazione
dei
CD Personale Per
ogni
ora
di
nastro
registrato
la
stima
delle
operazioni
precedentemente
previste
si
aggira
attorno
alle
cinque
ore;
in
questa
fase
l’operatore
addetto
al
riversamento
lavora
insieme
a
chi
fa
la
scheda
che
parallelamente
redige
parzialmente
la
scheda
indicandone
le
voci
possibili
e
facendo
un abstract
del
brano
dando
vita
a
una
prima
indicizzazione.
E’
difficile
per
la
differente
durata
dei
brani
ipotizzare
il
numero
di
schede
da
realizzare. Il
totale
delle
ore
di
registrazione
dei
materiali
sonori
dell’archivio
si
aggira
attorno
alle
770
ore. Ore
di
registrazione
770 Totale
in
ore
di
lavoro
=
7700
Grafica
il
Dock
Partecipazioni
Pubblicazioni
presentazione
archivio immagini
archivio testi
rassegna stampa
CULTURA
POPOLARE
>
Ricerche
effettuate
e
materiali
raccolti
(Archivio
della
Cultura
di
Base
ed
altre
ricerche
in
Puglia
e
Capitanata)
Ritualità
popolare,
fonti
orali
e
documentazione
audiovisiva
nella
Puglia
settentrionale
di
PAOLA
SOBRERO
(da
Fonti
Orali,
a.II,
n.3,
dicembre
1982)
L'Archivio
Rinaldi/Sobrero,
descrizione
materiali
e
temi
di
ricerca
Ipotesi
di
catalogazione
e
digitalizzazione
dell'Archivio
Rinaldi
a
cura
di
Antonio
Altilia
Archivi sonori in pericolo (l'allarme
su "la Repubblica" del 3 marzo 2005)
A.
II,
n.
3,
dicembre
1982,
pp.
24-29
di
PAOLA
SOBRERO
Legandosi
più
specificamente
al
terreno
demoantropologico
il
progetto
mirava
essenzialmente
tanto
all'indicazione
e
al
coordinamento
di
prospettive
di
indagine
quanto
alla
predisposizione
di
materiali
di
documentazione
da
riversare
e
utilizzare
all'interno
di
ipotizzabili
applicazioni
di
tipo
disciplinare,
didattico,
divulgativo.
Pensavamo
-
per
esempio
-
alla
collocazione
e
all'integrazione
di
repertori
di
fonti
orali
nella
sezione
di
storia
locale
della
biblioteca
pubblica.
Pensavamo
alla
realizzazione
di
raccolte
sonore
monografiche
di
cui
dotare
le
sedi
periferiche.
Pensavamo
all'opportunità
di
fornire
spunti
didattici
a
insegnanti
e
studenti
per
l'impostazione
di
ricerche
specifiche
o
l'approfondimento
di
temi
di
studio.
Pensavamo
ad
ipotesi
di
collaborazione
e
di
apporto
integrato
nei
confronti
dell'Università,
di
organismi
pubblici
e
associativi
non
necessariamente
limitati
alla
dimensione
territoriale.
Il
progetto
dell'Archivio
prefigurava
insomma
il
tentativo
di
organizzare
istituzionalmente
ma
attraverso
costanti
contributi
di
base
una
pratica
permanente
di
ricerca
sul
campo,
socializzazione
dei
materiali,
analisi,
elaborazione
e
riproposizione
fondata
sull'individuazione
di
interlocutori
e
referenti
precisi
dell'indagine
e
dei
suoi
risultati.
Il
che
rende
comprensibile
la
complessità
connessa
sia
alle
fasi
di
rilevamento
sul
campo
e
di
coordinamento
delle
ricerche,
sia
alla
definizione
delle
modalità
di
ordinamento,
classificazione,
archiviazione
di
materiali
destinati
ad
un
diversificato
uso
pubblico.
All'esigenza
dell'individuazione
e
del
rispetto
di
criteri
il
più
possibile
omogenei
che
consentissero
a
ricerche
di
disparata
provenienza
una
sistemazione
rigorosa
e
agibile,
si
univano
le
necessità
peculiari
dovute
alla
collocazione
di
documenti
di
particolare
e
varia
natura
(bobine,
cassette,
fotografie,
diapositive,
filmati,
nastri
videoregistrati,
manoscritti,
archivistica
minore)
in
una
struttura
quale
la
biblioteca
pubblica,
che
a
uno
sforzo
di
puntuale
elaborazione
di
norme
di
organizzazione
descrittiva,
catalografica,
classificatoria
doveva
unire
la
garanzia
dell'accessibilità
al
reperimento
e
alla
consultazione
delle
informazioni.
Il
pellegrinaggio
alla
Madonna
Incoronata
di
Foggia:
rievocazione
allegorica
di
leggende
e
apparizioni
che
gruppi
di
devoti
di
varia
provenienza
interpretano
annualmente
ritrovandosi
e
mescolandosi
sul
luogo
del
santuario.
Il
carnevale
di
Sannicandro
Garganico:
un'intera
comunità
si
spoglia
dei
suoi
abiti
quotidiani
riconfermando
la
pregnanza
della
sua
trascorsa
tradizione,
quella
dei
ditt,
le
commedie
scritte
e
rappresentate
da
braccianti,
contadini,
pastori,
e
tutta
proiettata
oggi
nella
multiforme
esibizione
di
maschere
e
travestimenti.
Le
sceneggiate
di
Biccari:
un
piccolo
comune
del
Subappennino
dauno
riprende
con
rigore
filologico
a
rappresentare
le
commedie
in
ottava
rima
cantate
e
recitate
che
scandivano
il
ciclo
carnevalesco.
Il
diavolo
e
la
morte
del
carnevale
di
Tufara:
simbolica
drammatizzazione,
in
un
paesino
in
provincia
di
Campobasso
dilaniato
dalla
precarietà
di
risorse
e
di
lavoro,
della
lotta
tra
il
bene
e
il
male,
tra
il
nuovo
e
il
vecchio
che
conclude
un
ciclo
stagionale
per
inaugurane
un
altro.
Le
maitanate
di
Celenza
Valfortore
e
di
Gambatesa:
due
comunità
di
confine
tra
Puglia
e
Molise
nelle
notti
di
Natale
e
Capodanno
si
organizzano
in
squadre
per
cantare
di
casa
in
casa
strofe
improvvisate
dall'intento
satirico
o
di
pubblica
denuncia.
La
corsa
dei
buoi
di
Chieuti:
una
piccola
località
di
lingua
albanese
riversa
nella
preparazione
della
competizione
un
patrimonio
di
energie
e
di
denaro.
Il
primo
maggio
a
Cerignola:
simbolico
contenitore
dell'immaginario
collettivo
di
una
generazione
imponente
di
braccianti
agricoli.
Sono
questi
alcuni
dei
più
significativi
ambiti
festivo-rituali
cui
abbiamo
fatto
riferimento
d'indagine
estendendola
agli
spessori
sociali,
ai
significati
complessi,
ai
valori
individuali
e
collettivi
che
i
processi
di
trasformazione,
i
livellamenti
di
status,
i
rinnovati
squilibri
di
ordine
economico
e
sociale
hanno
prodotto
negli
ultimi
anni.
Dietro
la
apparente
cristallizzazione
cerimoniale
abbiamo
individuato
mutati
protagonisti
e
identità
sociali
che
occorre
indagare
nel
loro
attuale
configurarsi,
gruppi
e
comunità
per
i
quali
l'occasione
festiva
diviene
veicolo
e
catalizzatore
di
processi
d'integrazione.
Se
c'era
da
tenere
conto
dei
livelli
avanzati
di
dibattito
e
di
elaborazione
teorica
sviluppati,
soprattutto
in
riferimento
all'area
meridionale,
dagli
antropologi
dell'ultima
generazione,
non
era
da
sottovalutare
la
necessità
di
ricognizione
e
di
raccolta
di
materiali
della
tradizione
orale
che
colmando
la
lacuna
d'indagine
successiva
ai
vecchi
repertori
di
folkloristi
e
cultori
locali
si
fondasse
contemporaneamente
su
puntuali
e
specifiche
tecniche
di
documentazione.
Occorreva
indirizzarsi
ad
un
tentativo
di
superamento
della
dicotomia
tra
eccellenti
analisi
fondate
sulla
interpretazione
di
fonti
tecnicamente
scadenti,
prive
di
una
loro
autonomia
espressiva
e
comunicativa
e
buoni
repertori
sonori
e
visivi
dotati
di
scarsi
supporti
analitici
e
interpretativi.
Tendevamo
a
una
collocazione
e
un
impiego
specifici
dello
strumento
tecnico
nelle
fasi
successive
della
progettazione,
della
raccolta,
della
elaborazione
e
della
riproposizione.
Utilizzando
varie
tecniche
di
documentazione
si
fissavano
intanto
-
ai
fini
dell'analisi
-
situazioni,
elementi,
comportamenti
che
i
vari
linguaggi
consentivano
di
cogliere
in
maniera
diversa,
seguendo
la
dinamica
degli
eventi
o
isolandone
singole
componenti,
rilevando
prospettive
corali
o
esaltando
gesti
e
particolari
minuti,
riproducendo
i
fenomeni
nella
loro
sincronia
o
percorrendoli
trasversalmente
attraverso
tracciati
di
identificazione
e
di
analisi
di
singoli
dettagli.
In
secondo
luogo,
in
fase
di
progettazione,
si
individuava
il
ruolo
da
attribuire
ai
documenti
realizzati,
se
destinarli
all'archiviazione
oppure
elaborarli
ai
fini
della
riproposizione.
A
seconda
che
dai
materiali
di
ricerca
scaturisse
una
mostra
fotografica,
una
rassegna,
una
pubblicazione,
che
venissero
richiesti
per
iniziative
di
studio
o
di
promozione
culturale,
che
fossero
presentati
alle
comunità
nel
cui
ambito
erano
stati
realizzati,
l'elaborazione
assumeva
criteri
diversi,
particolarmente
accurata
qualora
si
trattasse
di
un
prodotto
sottoposto
a
esigenze
di
mediazione
e
di
autonomia
esplicativa,
oppure
approntata
in
forma
grezza
mediante
il
montaggio
di
materiali
sonori
e
visivi
qualora
fosse
impiegata
come
ulteriore
stimolo
alla
ricerca
all'interno
di
singole
collettività.
La
fase
della
raccolta
di
fonti
orali
ha
sempre
rivestito
un
ruolo
centrale,
determinandosi
in
maniera
diversa
a
seconda
delle
ipotesi
formulate,
del
rapporto
stabilito
con
i
testimoni
e
dei
contesti-occasioni
di
rilevamento.
Una
centralità
dovuta
alla
funzione
non
subalterna
della
documentazione
sonora
rispetto
a
quella
visiva,
alla
sua
consistenza
di
espressione
autonoma
quale
oggetto
specifico
di
approccio
scientifico
e
pertanto
legato
a
esigenze
di
buona
qualità
tecnica.
Un
nastro
mal
registrato
non
solo
può
determinare
lacune
e
difficoltà
nel
momento
dell'analisi
ma
non
risulterà
utilizzabile
nè
ai
fini
di
un
suo
impiego
comunicativo
nè
a
quelli
dell'archiviazione,
in
quanto
incomprensibile
e
confuso.
Si
procedeva
alla
documentazione
del
fenomeno
rituale
dopo
una
ricognizione
di
eventuali
fonti
scritte
e
iconografiche
che
vi
facessero
riferimento,
serie
di
sopralluoghi
e
di
incontri,
singoli
e
di
gruppo,
diretti
a
stabilire
un
primo
approccio
conoscitivo
e
informativo.
Senza
seguire
rigidi
criteri
la
raccolta
di
fonti
orali
poteva
concentrarsi
in
questa
fase
preliminare,
in
quella
del
fenomeno
in
atto
o
in
momenti
successivi.
Si
giungeva
a
volte
alla
fase
della
documentazione
dopo
un
lungo
rapporto
con
la
comunità
o
gruppi
di
protagonisti
o
viceversa
da
questa
si
partiva
per
sviluppare
rapporti
e
prospettive
di
indagine.
Le
fonti
raccolte
durante
lo
svolgimento
rituale
rivestono
particolare
carattere
di
unicità
e
di
irripetibilità,
anche
se
in
gran
parte
codificate
all'interno
di
una
situazione
destinata
a
ripetersi
e
a
rinnovarsi.
Il
rapporto
tra
ricercatore
e
testimoni
assume
in
questi
contesti
tratti
ambivalenti,
subordinandosi
ai
vantaggi
e
agli
svantaggi
offerti
dall'eccezionalità
di
un
momento
da
rispettare
nella
sua
complessa
articolazione,
dal
ruolo
di
centralità
e
al
tempo
stesso
dallo
sforzo
di
discrezione
di
cui
si
carica
la
presenza
del
ricercatore.
Accade
con
maggiore
frequenza
e
consuetudine
di
raccogliere
in
tali
occasioni
documenti
orali
formalizzati
che
non
condurre
interviste
o
dialoghi
e
viceversa
l'ambito
della
quotidianità,
se
offre
meno
spunti
e
motivazioni
alla
comunicazione
di
fonti
formalizzate,
si
presta
allo
svolgimento
di
colloqui
e
narrazioni.
Verificabili
particolarmente
in
relazione
ai
fenomeni
religiosi
tali
considerazioni
non
costituiscono
comunque
la
regola:
una
variante
fondamentale
può
essere
rappresentata
dal
tipo
di
rapporto
che
si
instaura
con
i
testimoni.
Ci
è
capitato
-
per
esempio
-
di
raccogliere
fonti
di
rilievo
formalizzate
e
non,
durante
l'imponente
pellegrinaggio
al
santuario
dell'Incoronata
di
Foggia.
Diluito
in
un
arco
settimanale
l'afflusso
dei
pellegrini
mantiene
per
alcuni
giorni
carattere
sommesso
per
esplodere
in
una
grande
kermesse
finale.
Il
progetto
di
rilevamento
di
fonti
orali
comprendeva
modalità
organizzative
dei
gruppi
di
pellegrini,
modelli
culturali
e
iconografici
di
riferimento
per
l'allestimento
dei
carri
allegorici,
collocazione
e
motivazione
dei
singoli
gruppi
nell'ambito
rituale,
voti,
grazie;
miracoli,
attività
onirica.
Durante
la
settimana
e
per
due
anni
consecutivi
abbiamo
avviato
contatti
con
alcuni
gruppi
-
al
santuario
e
nei
luoghi
di
provenienza
-
raccogliendo
materiali
in
tempi
e
situazioni
diversi.
Gli
stessi
informatori
che
ai
primi
occasionali
rapporti
avevano
manifestato
ritrosia
e
diffidenza
hanno
gradualmente
maturato
la
convinzione
e
la
disponibilità
a
comunicare
-
e
nel
culmine
dello
svolgimento
cerimoniale
-
abbondanti
repertori
musicali
e
narrativi
storie
di
vita
eventi
miracolosi,
giungendo
addirittura
a
privilegiare
quel
momento
comunicativo
alla
partecipazione
rituale.
Gli
atteggiamenti
di
reticenza
e
di
diffidenza
non
sono
legati
soltanto
alla
reazione
spontanea
di
testimoni
estranei
alla
dimensione
della
ricerca
e
inconsapevoli
delle
sue
motivazioni
e
delle
sue
prospettive
(come
la
maggior
parte
dei
protagonisti
di
fenomeni
della
religiosità
popolare),
oppure
alla
preoccupazione
di
rivelare
episodi
di
natura
politica
che
potrebbero
a
loro
avviso
compromettere
la
loro
collocazione
all'interno
della
collettività
o
l'organizzazione
cui
appartengono
(come
nel
caso
dell'indagine
sulla
festa
del
primo
maggio
e
la
partecipazione
politica
a
Cerignola).
Ci
sono
casi
in
cui
più
il
testimone
è
avvezzo
a
un
rapporto
di
ricerca,
al
rapporto
osservatore-osservato,
più
aumenta
la
sua
riserva
a
rivelare
elementi
della
propria
cultura
di
cui
ha
maturato
la
consapevolezza.
A
Sannicandro
G.
-
per
fare
un
altro
esempio
-
durante
la
ricerca
sui
rituali
di
carnevale
siamo
riusciti
a
contattare
quelli
che
dalla
comunità
erano
considerati
i
depositari
del
patrimonio
culturale
locale.
Agli
inizi
degli
anni
Cinquanta
erano
stati
gli
informatori
di
Ernesto
de
Martino,
di
Alan
Lomax
e
Diego
Carpitella
nelle
prime
campagne
di
ricerca
impostate
su
criteri
pluridisciplinari.
Quale
area
folklorica
di
rilievo
Sannicandro
G.
era
poi
stata
obiettivo
di
successive
indagini,
tanto
che
le
temporanee
irruzioni
di
ricercatori
non
destavano
più
sorpresa.
Mentre
tanti
interessi
si
erano
concentrati
sui
repertori
di
musiche
e
canti
popolari,
trascurati
apparivano
aspetti
rituali
come
il
carnevale,
che
assumeva
in
quella
collettività
caratteristiche
e
rilevanze
di
interesse
notevole.
Soltanto
quando
si
sono
convinti
che
i
nostri
intenti
di
ricerca
non
erano
legati
ad
una
occasione
episodica,
quando
ci
hanno
visto
tornare
più
e
più
volte,
quando
hanno
scoperto
che
l'attenzione
non
era
rivolta
soltanto
al
patrimonio
che
possedevano
ma
anche
alle
loro
personali
capacità
di
organizzarlo
e
gestirlo,
i
testimoni
che
avevano
contattato
non
solo
ci
hanno
messo
a
disposizione
le
loro
conoscenze
ma
sono
diventati
collaboratori
e
protagonisti
della
ricerca
assumendosi
il
compito
di
individuare
altri
informatori,
di
reperire
documenti,
di
suggerire
anche
possibili
ampliamenti
dell'indagine.
E'
così
che
l'osservazione
sui
rituali
carnevaleschi
si
è
estesa
ad
una
ricerca
retrospettiva
sul
teatro
popolare
e
su
aspetti
della
vicenda
politica
e
sociale
del
paese,
scoprendone
in
alcuni
tratti
la
sorprendente
complementarietà.
Il
profondo
legame
che
la
collettività
ha
instaurato
nel
tempo
tra
folklore
e
politica,
tra
espressività
culturale
e
comportamento
sociale
ha
determinato
e
determina
ancora
indubbi
riflessi
nella
dinamica
festiva;
il
fatto
che
figure
politiche
di
primo
piano,
leaders
popolari
comunisti
e
anarchici
abbiano
affiancato
questa
loro
attività
ad
una
non
meno
rilevante
produzione
di
commedie,
poesie,
racconti,
è
indicativo
del
ruolo
di
primaria
importanza
che
tra
i
gruppi
subalterni
rivestiva
l'attività
espressiva
e
rappresentativa
per
la
sua
capacità
comunicativa
e
socializzante,
per
la
possibilità
che
offriva
di
adattarsi
a
contenuti
di
volta
in
volta
rinnovati
che
in
un
linguaggio
esplicito
o
metaforico
si
facevano
messaggio
sociale.
Nel
carnevale
ritroviamo
ancora
aspetti
di
questa
consapevole
intersecazioni
di
valori.
E'
quanto,
in
forma
più
allargata,
è
accaduto
durante
la
ricerca
sulla
festa
del
primo
maggio
a
Cerignola,
dove
lo
sforzo
continuo
della
restituzione
dei
risultati
progressivi
e
parziali
del
lavoro
-
attraverso
incontri
organizzati,
allestimento
di
mostre,
presentazione
di
filmati
-
non
ha
costituito
tanto
una
finalità
quanto
un
ulteriore
strumento
di
indagine,
di
penetrazione,
di
diffusione
di
disponibilità
e
consapevolezza
tra
interlocutori
e
collaboratori.
In
ambito
culturale
subalterno
azioni,
immagini,
comportamenti
festivi
si
configurano
quali
mezzi
di
trasmissione
pedagogica
di
contenuti
e
valori
secondo
un
sistema
di
codificazione
analogo
a
quello
della
trasmissione
orale.
Gestualità,
cromatismo,
modelli
e
oggetti
adottati,
luoghi,
spazi,
espressioni
formalizzate
vanno
a
costituire
il
canovaccio
di
una
memoria
dai
tratti
contemporaneamente
storici
e
immaginari.
Questa
memoria
sensoriale
e
visiva
che
è
condivisa
e
collettiva,
perdendo
progressivamente
i
suoi
lineamenti
storici
funzionali
ne
conserva
gli
archetipi
applicandoli
di
volta
in
volta
alle
rinnovate
esigenze
comunitarie.
per
la
quasi
totalità
dei
documenti
-
G.
Rinaldi,
P.
Sobrero;
collaborazioni
-
A.
Vasciaveo
(reg.
e
foto),
L.
Fuiano,
A.
Ingino,
M.
Attademo,
P.
Longo,
A.
Ria
(foto);
Informatori
Circa
300
(di
cui
circa
100
a
Cerignola,
gli
altri
distribuiti
su
tutto
il
territorio
provinciale).
Descrizione
dei
materiali
di
rilevazione
N.
113
cassette
a
nastro
magnetico
da
circa
90
min
cad.
per
un
totale
di
ca.
170
ore
di
registrazione.
Apparecchiature
utilizzate
per
la
raccolta
dei
documenti
sonori
Philips
N2221;
Uher
4000
Report
L;
Uher
4400
Report
Stereo
IC;
Uher
M517;
Sennheiser
MKE
401;
Revox
A77
stereo.
N.
4200
diapositive
a
colori.
N.
200
fotografie
d'epoca
(raccolta
Primo
Maggio
anni
'50,
raccolta
Pavoncelli,
....).
Fondo
"Gualano",
San
Nicandro
Garganico
(archivio
personale
di
documenti
politici
anarchici
e
socialisti,
autobiografia,
giornali,
manifesti
e
volantini).
Fondo
"Autori
vari",
Cerignola,
comprendente
i
materiali
manoscritti
di
S.
Totaro
(filastrocche
e
conte),
C.
Mancini
(brani
autobiografici
e
raccolta
di
ca.
150
sogni,
M.
Sacco
(autobiografia
e
poesie),
S.
Moschetta
(attività
del
sindacato).
Località
della
provincia
di
Foggia
che
sono
state
interessate
dalle
ricerche
e
di
cui
si
conservano
materiali
vari
Metodi
di
rilevazione
dei
materiali
sonori
Le
esecuzioni
formalizzate
sono
quasi
sempre
scaturite
all'interno
di
questo
contenitore
e
solo
in
un
secondo
tempo
sollecitate
con
domande
specifiche.
Parallelamente,
soprattutto
per
quanto
riguarda
rilevazioni
sulla
ritualità
popolare,
si
sono
raccolte
esecuzioni
formalizzate
in
funzione
(canti
religiosi,
musiche
strumentali)
e
suoni
d'ambiente
(rumori,
grida,
lamentazioni;
intrecci
di
musica,
canti
e
rumori,
commenti
estemporanei).
Ove
e
quando
possibile
si
è
cercato
di
affiancare
alla
registrazione
delle
esecuzioni
in
funzione,
una
registrazione
delle
stesse
fuori
contesto
(in
ambiente
più
'protetto',
isolato
e
senza
rumori
di
fondo)
per
ottenere
una
migliore
qualità
tecnica
della
rilevazione
per
la
trascrizione
o
l'eventuale
utilizzo
in
elaborazioni
successive
(audiovisivi,
riversamenti,
dischi,
ecc.).
Donna
e
lavoro
contadino;
Rientro
migratorio;
Ritualità
popolare
(feste
patronali,
Carnevale,
Settimana
Santa,
pellegrinaggi,
gare
tradizionali);
Forme
di
teatro
popolare;
Aspetti
particolari
di
religiosità
popolare
(sogni,
visioni,
eventi
miracolosi,
devozioni,
guaritori,
liturgie
magico-religiose);
Narrativa
di
tradizione
orale;
Musica
popolare
(canti,
strumentale);
Organizzazione
della
cultura
di
base
(socializzazione
delle
ricerche,
dibattiti,
assemblee,
laboratori
didattici).
![]()
redatta
da
Antonio
Altilia
Inventariazione
e
digitalizzazione
Una
volta
montato
il
nastro
sul
magnetofono
va
verificata
l’esattezza
del
contatore
rispetto
ai
brani
della
bobina
e va
fatta
una
prova
di
ascolto
per
verificarne
la
velocità
e la
qualità
del
suono.
Nel
caso
ci
sia
un
inventario
precedente
verificare
i
dati
di
questo
e
nel
caso
di
correzioni
da
fare,
utilizzare
un'annotazione
e
non
una
cancellatura.
Il
nastro
va
riversato
su
computer
dal
registratore
a
nastro
rispettando
la
durata
del
brano
comprese
le
aperture
e le
chiusure
del
rilevatore
creando
un
file
per
ogni
brano,
ognuno
di
questi
intitolato
con
le
stesse
modalità
utilizzate
dal
rilevatore
questo
per
facilitarne
il
reperimento,
il
confronto
con
l’originale
e il
trattamento
successivo.
Vanno
altresì
registrati
anche
quei
brani
monchi
di
testa
o di
coda
o
che
abbiano
delle
interruzioni
accidentali.
L’inventariazione
dei
cd
master
e
dei
relativi
brani
con
una
schedatura
preliminare
Una
scheda
predisposta
appositamente
(vedi
oltre)
per
questi
materiali
permette,
una
volta
riversato
il
contenuto
della
bobina
su
computer
e
successivamente
su
CD,
di
individuare
la
collocazione
dei
CD (con
riferimento
naturalmente
alle
bobine)
e
dei
brani
contenuti
in
ognuno
segnalando
per
ogni
brano:
la
sigla
decisa
per
il
riferimento
dell’archivio,
il
numero
di
bobina
di
riferimento,
il
numero
siglato
del
CD (che
può
essere
diverso
visto
che
per
ogni
bobina
ci
vogliono
circa
4 CD),
la
sigla
del
brano
e la
posizione
nel
cd,
il
luogo
di
registrazione,
la
data
di
rilevamento,
i
nomi
dei
ricercatori,
il
contesto
di
rilevamento
(festa,
comizio,
etc),
il
genere
della
rilevazione
(poesia,
musica,
etc.),
il
riassunto
descrittivo
del
brano,
l’informatore
con
qualche
notizia
biografica,
note
sullo
stato
di
conservazione:
della
completezza
o
incompletezza
del
brano
e di
tutti
quei
dati
a
carattere
tecnico
e
altro
che
permetta
di
individuare
fisicamente
lo
stato
di
"salute"
del
materiale,
la
collocazione
dell’originale,
il
riferimento
ad
altri
materiali.
In
questa
fase,
che
è
congiunta
alla
creazione
dei
cd
master,
la
scheda
va
riempita
prioritariamente
nelle
parti
relative
all’individuazione
materiale
del
brano,
del
CD,
e
del
loro
rapporto
con
il
nastro
originale
e
secondariamente
in
quelle
parti
che
sono
immediatamente
reperibili
da
parte
dell’operatore
addetto
alle
schede.
Ogni
due
anni
va
fatta
una
verifica
dello
stato
di
conservazione
dei
CD,
che
vanno
riascoltati
e
testati
e
comunque
sostituiti
tutti,
ricopiandoli
ogni
4
anni.
Schedatura
preliminare
La
scheda
L’operazione
di
schedatura
del
materiale
sonoro
di
questo
archivio
deve
rispondere
a
diverse
esigenze
che
vanno
molto
oltre
quella
della
individuazione
materiale
del
brano.
La
scheda
in
questione
mostra
la
volontà
di
essere
il
nodo
di
una
rete
di
relazioni,
tutte
ugualmente
significative,
che
vedono
nel
brano
la
momentanea
funzione
di
primo
piano
come
manifestazione
in
un
contesto
molto
ampio
e di
non
minor
valore
che
è
rappresentato
dalle
altre
voci
(informatore,
contesto,
etc.).
Sin
dal
principio
si
sa
che
le
altri
voci,
presenti
nella
scheda,
non
possono
concludere
il
contesto,
nè
assicurarne
il
senso
che
ha
avuto
nella
realtà
fenomenica
di
produzione,
ma
sicuramente
suggerisce
dei
percorsi
che
possono
funzionare
da
stimolo
e
aiuto
a
chi
cerca
attorno
al
brano
stimoli,
suggerimenti,
significati,
utilità
o
semplicemente
curiosità.
La
scheda
allora
si
propone
di
essere
un
fuoco
di
ricerca
da
cui
partire
per
capire
un
po’
più
profondamente
sia
il
brano
sia
l’universo
di
cui
è
espressione.
Competenze
Conoscenza
specifica
teorica
e
pratica
della
digitalizzazione
e
masterizzazione
relativa
al
trattamento
di
materiali
sonori
e
della
produzione
di
CD
audio
e
CD-ROM.
Competenze
Conoscenza
specifica
teorica
e
pratica
relativa
al
restauro
e
ottimizzazione
della
qualità
audio
di
materiali
sonori
e
dei
programmi
software
specifici
del
progetto.
Competenze
Conoscenza
specifica
teorica
e
pratica
dei
software
relativi
a
database
relazionali
e
nello
specifico
di
quelli
indicati
per
il
progetto.
Laurea
o
Diplomi
affini
in
materie
umanistiche
nel
cui
curriculum
di
studi
siano
stati
sostenute
esami
in
materie
pertinenti
con
la
natura
e
peculiarità
dell’archivio
in
questione.
Competenze
Laurea
o
Diplomi
affini
in
materie
umanistiche
nel
cui
curriculum
di
studi
siano
state
sostenute
esami
in
materie
che
abbiano
trattato
di
antropologia
culturale,
sociale
e
tradizioni
popolari
in
genere
o
comprovata
esperienza
nel
campo
in
questione.
Capacità
ed
esperienza
in
ricerche
per
il
reperimento
di
documenti
e
bibliografie
in
archivi
simili
a
quello
in
questione.
Fornisce
e
lavora
insieme
all’addetto
per
la
schedatura
e
soprattutto
per
il
reperimento
di
materiale
da
inserire
nelle
schede.
Competenze
sia
informatiche
che
demoetnoantropologiche
2
masterizzatori
audio
3
masterizzatori
CD
2
cuffie
per
l’ascolto
*
cavi
di
collegamento
al
cd
*
interfacce
registratori
a
bobina/computer
4
computer
molto
potenti
(2
addetti
al
suono,
1
alle
schede,
1
materiali
di
spoglio)
1
computer/server
*
software
per
la
digitalizzazione
dei
brani
e
del
restauro
sonoro
*
software
per
il
database
e lo
sviluppo
di
prodotti
multimediali
per
internet
e CD-ROM
*
attrezzatura
portatile
per
l’immagazzinamento
dei
dati
al
domicilio
dell'archivio
Materiali
d’uso
I
CD
vanno
calcolati
in
base
alla
loro
capienza
di
circa
70
minuti
di
traccia.
Per
l’importanza
dei
dati
vanno
scelti
CD
di
ottima
qualità.
770
ore
di
nastro
X 60
minuti
=
46200
minuti
di
traccia
audio
46200
minuti
di
traccia
audio:
70
minuti
della
capienza
del
CD =
660
CD
ogni
masterizzazione
va
fatta
doppia
per
cui
660
CD x
2 = totale
di
1320
CD
-
cancelleria
varia
N.B.
verifica
della
qualità
di
digitalizzazione
di
ogni
brano;
il
nastro
va
ascoltato
sempre
prima
della
digitalizzazione
esecutiva.
Previsione
timing
di
lavoro
Digitalizzazione
dei
materiali
sonori
Addetto
alla
digitalizzazione
770
ore
x 5
ore
=
totale
di
3850
ore
Addetto
alla
schedatura
770
ore
x 5
ore
=
totale
di
3850
ore