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CULTURA POPOLARE  >  Ricerche effettuate e materiali raccolti  (Archivio della Cultura di Base ed altre ricerche in Puglia e Capitanata)

Archivio Rinaldi:   Lavoratori agricoli in una masseria in agro di Cerignola, inizi '900

  Ritualità popolare, fonti orali e documentazione audiovisiva
       nella Puglia settentrionale
      
di PAOLA SOBRERO (da Fonti Orali, a.II, n.3, dicembre 1982)

  L'Archivio Rinaldi/Sobrero, descrizione materiali e temi di ricerca

  Ipotesi di catalogazione e digitalizzazione dell'Archivio Rinaldi
      a cura di Antonio Altilia

  Archivi sonori in pericolo (l'allarme su "la Repubblica" del 3 marzo 2005)

 

 

 

 

SOBRERO

FONTI ORALI. STUDI E RICERCHE
A. II, n. 3, dicembre 1982, pp. 24-29

Ritualità popolare, fonti orali e documentazione audiovisiva nella Puglia settentrionale
di PAOLA SOBRERO 

Quando tra la fine del 1976 e l'inizio del 1977 la biblioteca provinciale di Foggia cominciò ad articolare operativamente il progetto di un Archivio della Cultura di Base, si calava, non senza audacia e ambizione, in un reticolo di ipotesi, compiti e funzioni la cui complementarietà e il cui intreccio non garantivano ma prefiguravano una inedita potenzialità di intervento. Dotata di una non trascurabile disponibilità di attrezzature e di mezzi, centro propulsore di un sistema bibliotecario comprendente oltre cinquanta strutture periferiche nel territorio provinciale, questa biblioteca pubblica si è avvalsa di consulenti e collaboratori per gestire e coordinare con continuità di tempi e di iniziative una vasta attività di ricerca, elaborazione, riproposizione fondata sul contributo di aggregazioni spontanee, sulle proposte delle realtà locali, sugli stimoli offerti da una cultura tradizionale da valutare nelle sue complesse e radicate dinamiche*.
Legandosi più specificamente al terreno demoantropologico il progetto mirava essenzialmente tanto all'indicazione e al coordinamento di prospettive di indagine quanto alla predisposizione di materiali di documentazione da riversare e utilizzare all'interno di ipotizzabili applicazioni di tipo disciplinare, didattico, divulgativo. Pensavamo - per esempio - alla collocazione e all'integrazione di repertori di fonti orali nella sezione di storia locale della biblioteca pubblica. Pensavamo alla realizzazione di raccolte sonore monografiche di cui dotare le sedi periferiche. Pensavamo all'opportunità di fornire spunti didattici a insegnanti e studenti per l'impostazione di ricerche specifiche o l'approfondimento di temi di studio. Pensavamo ad ipotesi di collaborazione e di apporto integrato nei confronti dell'Università, di organismi pubblici e associativi non necessariamente limitati alla dimensione territoriale. Il progetto dell'Archivio prefigurava insomma il tentativo di organizzare istituzionalmente ma attraverso costanti contributi di base una pratica permanente di ricerca sul campo, socializzazione dei materiali, analisi, elaborazione e riproposizione fondata sull'individuazione di interlocutori e referenti precisi dell'indagine e dei suoi risultati.
Il che rende comprensibile la complessità connessa sia alle fasi di rilevamento sul campo e di coordinamento delle ricerche, sia alla definizione delle modalità di ordinamento, classificazione, archiviazione di materiali destinati ad un diversificato uso pubblico. All'esigenza dell'individuazione e del rispetto di criteri il più possibile omogenei che consentissero a ricerche di disparata provenienza una sistemazione rigorosa e agibile, si univano le necessità peculiari dovute alla collocazione di documenti di particolare e varia natura (bobine, cassette, fotografie, diapositive, filmati, nastri videoregistrati, manoscritti, archivistica minore) in una struttura quale la biblioteca pubblica, che a uno sforzo di puntuale elaborazione di norme di organizzazione descrittiva, catalografica, classificatoria doveva unire la garanzia dell'accessibilità al reperimento e alla consultazione delle informazioni.

Vari anni di ricerca sul campo che ha privilegiato la Puglia settentrionale pur estendendosi ad altre aree della regione e alle zone limitrofe di altri territori regionali ci hanno dato l'opportunità di osservare, documentare, analizzare una varietà di fenomeni festivi nell'ambito di un progetto di ricognizione dell'espressività subalterna nelle comunità tradizionali. Ci siamo imbattuti in una ampia articolazione di forme e di comportamenti riconducibili e relazionabili al contenitore festa e distinguibili, a seconda della frequenza, della predominanza, del significato assunti in aspetti cerimoniali, rituali, spettacolari. Ad una prima sommaria classificazione la netta predominanza spetta alla festa religiosa rappresentata soprattutto nelle sue forme patronali, o legate ai frequenti pellegrinaggi. Meno rappresentativa ma senz'altro più ricca e inconsueta nelle sue peculiarità, la festa laica comprende i rituali di carnevale, azioni itineranti con questua o scambi, forme spettacolari imperniate sul motivo della gara o della lotta, la celebrazione del primo maggio. Quasi esclusivamente legate a contesti rurali e a una periodicità calendariale queste feste presentano tutte livelli di stratificazione in cui accanto a elementi progressivamente aggiunti e trasformati sono individuabili caratteri arcaici.

Il pellegrinaggio alla Madonna Incoronata di Foggia: rievocazione allegorica di leggende e apparizioni che gruppi di devoti di varia provenienza interpretano annualmente ritrovandosi e mescolandosi sul luogo del santuario. Il carnevale di Sannicandro Garganico: un'intera comunità si spoglia dei suoi abiti quotidiani riconfermando la pregnanza della sua trascorsa tradizione, quella dei ditt, le commedie scritte e rappresentate da braccianti, contadini, pastori, e tutta proiettata oggi nella multiforme esibizione di maschere e travestimenti. Le sceneggiate di Biccari: un piccolo comune del Subappennino dauno riprende con rigore filologico a rappresentare le commedie in ottava rima cantate e recitate che scandivano il ciclo carnevalesco. Il diavolo e la morte del carnevale di Tufara: simbolica drammatizzazione, in un paesino in provincia di Campobasso dilaniato dalla precarietà di risorse e di lavoro, della lotta tra il bene e il male, tra il nuovo e il vecchio che conclude un ciclo stagionale per inaugurane un altro. Le maitanate di Celenza Valfortore e di Gambatesa: due comunità di confine tra Puglia e Molise nelle notti di Natale e Capodanno si organizzano in squadre per cantare di casa in casa strofe improvvisate dall'intento satirico o di pubblica denuncia. La corsa dei buoi di Chieuti: una piccola località di lingua albanese riversa nella preparazione della competizione un patrimonio di energie e di denaro. Il primo maggio a Cerignola: simbolico contenitore dell'immaginario collettivo di una generazione imponente di braccianti agricoli. 

Sono questi alcuni dei più significativi ambiti festivo-rituali cui abbiamo fatto riferimento d'indagine estendendola agli spessori sociali, ai significati complessi, ai valori individuali e collettivi che i processi di trasformazione, i livellamenti di status, i rinnovati squilibri di ordine economico e sociale hanno prodotto negli ultimi anni. Dietro la apparente cristallizzazione cerimoniale abbiamo individuato mutati protagonisti e identità sociali che occorre indagare nel loro attuale configurarsi, gruppi e comunità per i quali l'occasione festiva diviene veicolo e catalizzatore di processi d'integrazione.
Se c'era da tenere conto dei livelli avanzati di dibattito e di elaborazione teorica sviluppati, soprattutto in riferimento all'area meridionale, dagli antropologi dell'ultima generazione, non era da sottovalutare la necessità di ricognizione e di raccolta di materiali della tradizione orale che colmando la lacuna d'indagine successiva ai vecchi repertori di folkloristi e cultori locali si fondasse contemporaneamente su puntuali e specifiche tecniche di documentazione. Occorreva indirizzarsi ad un tentativo di superamento della dicotomia tra eccellenti analisi fondate sulla interpretazione di fonti tecnicamente scadenti, prive di una loro autonomia espressiva e comunicativa e buoni repertori sonori e visivi dotati di scarsi supporti analitici e interpretativi.
Tendevamo a una collocazione e un impiego specifici dello strumento tecnico nelle fasi successive della progettazione, della raccolta, della elaborazione e della riproposizione. Utilizzando varie tecniche di documentazione si fissavano intanto - ai fini dell'analisi - situazioni, elementi, comportamenti che i vari linguaggi consentivano di cogliere in maniera diversa, seguendo la dinamica degli eventi o isolandone singole componenti, rilevando prospettive corali o esaltando gesti e particolari minuti, riproducendo i fenomeni nella loro sincronia o percorrendoli trasversalmente attraverso tracciati di identificazione e di analisi di singoli dettagli.
In secondo luogo, in fase di progettazione, si individuava il ruolo da attribuire ai documenti realizzati, se destinarli all'archiviazione oppure elaborarli ai fini della riproposizione. A seconda che dai materiali di ricerca scaturisse una mostra fotografica, una rassegna, una pubblicazione, che venissero richiesti per iniziative di studio o di promozione culturale, che fossero presentati alle comunità nel cui ambito erano stati realizzati, l'elaborazione assumeva criteri diversi, particolarmente accurata qualora si trattasse di un prodotto sottoposto a esigenze di mediazione e di autonomia esplicativa, oppure approntata in forma grezza mediante il montaggio di materiali sonori e visivi qualora fosse impiegata come ulteriore stimolo alla ricerca all'interno di singole collettività.

La fase della raccolta di fonti orali ha sempre rivestito un ruolo centrale, determinandosi in maniera diversa a seconda delle ipotesi formulate, del rapporto stabilito con i testimoni e dei contesti-occasioni di rilevamento. Una centralità dovuta alla funzione non subalterna della documentazione sonora rispetto a quella visiva, alla sua consistenza di espressione autonoma quale oggetto specifico di approccio scientifico e pertanto legato a esigenze di buona qualità tecnica. Un nastro mal registrato non solo può determinare lacune e difficoltà nel momento dell'analisi ma non risulterà utilizzabile nè ai fini di un suo impiego comunicativo nè a quelli dell'archiviazione, in quanto incomprensibile e confuso.
Si procedeva alla documentazione del fenomeno rituale dopo una ricognizione di eventuali fonti scritte e iconografiche che vi facessero riferimento, serie di sopralluoghi e di incontri, singoli e di gruppo, diretti a stabilire un primo approccio conoscitivo e informativo. Senza seguire rigidi criteri la raccolta di fonti orali poteva concentrarsi in questa fase preliminare, in quella del fenomeno in atto o in momenti successivi. Si giungeva a volte alla fase della documentazione dopo un lungo rapporto con la comunità o gruppi di protagonisti o viceversa da questa si partiva per sviluppare rapporti e prospettive di indagine.
Le fonti raccolte durante lo svolgimento rituale rivestono particolare carattere di unicità e di irripetibilità, anche se in gran parte codificate all'interno di una situazione destinata a ripetersi e a rinnovarsi. Il rapporto tra ricercatore e testimoni assume in questi contesti tratti ambivalenti, subordinandosi ai vantaggi e agli svantaggi offerti dall'eccezionalità di un momento da rispettare nella sua complessa articolazione, dal ruolo di centralità e al tempo stesso dallo sforzo di discrezione di cui si carica la presenza del ricercatore.
Accade con maggiore frequenza e consuetudine di raccogliere in tali occasioni documenti orali formalizzati che non condurre interviste o dialoghi e viceversa l'ambito della quotidianità, se offre meno spunti e motivazioni alla comunicazione di fonti formalizzate, si presta allo svolgimento di colloqui e narrazioni. Verificabili particolarmente in relazione ai fenomeni religiosi tali considerazioni non costituiscono comunque la regola: una variante fondamentale può essere rappresentata dal tipo di rapporto che si instaura con i testimoni. 
Ci è capitato - per esempio - di raccogliere fonti di rilievo formalizzate e non, durante l'imponente pellegrinaggio al santuario dell'Incoronata di Foggia. Diluito in un arco settimanale l'afflusso dei pellegrini mantiene per alcuni giorni carattere sommesso per esplodere in una grande kermesse finale. Il progetto di rilevamento di fonti orali comprendeva modalità organizzative dei gruppi di pellegrini, modelli culturali e iconografici di riferimento per l'allestimento dei carri allegorici, collocazione e motivazione dei singoli gruppi nell'ambito rituale, voti, grazie; miracoli, attività onirica. Durante la settimana e per due anni consecutivi abbiamo avviato contatti con alcuni gruppi - al santuario e nei luoghi di provenienza - raccogliendo materiali in tempi e situazioni diversi. Gli stessi informatori che ai primi occasionali rapporti avevano manifestato ritrosia e diffidenza hanno gradualmente maturato la convinzione e la disponibilità a comunicare - e nel culmine dello svolgimento cerimoniale - abbondanti repertori musicali e narrativi storie di vita eventi miracolosi, giungendo addirittura a privilegiare quel momento comunicativo alla partecipazione rituale.
Gli atteggiamenti di reticenza e di diffidenza non sono legati soltanto alla reazione spontanea di testimoni estranei alla dimensione della ricerca e inconsapevoli delle sue motivazioni e delle sue prospettive (come la maggior parte dei protagonisti di fenomeni della religiosità popolare), oppure alla preoccupazione di rivelare episodi di natura politica che potrebbero a loro avviso compromettere la loro collocazione all'interno della collettività o l'organizzazione cui appartengono (come nel caso dell'indagine sulla festa del primo maggio e la partecipazione politica a Cerignola). Ci sono casi in cui più il testimone è avvezzo a un rapporto di ricerca, al rapporto osservatore-osservato, più aumenta la sua riserva a rivelare elementi della propria cultura di cui ha maturato la consapevolezza.
A Sannicandro G. - per fare un altro esempio - durante la ricerca sui rituali di carnevale siamo riusciti a contattare quelli che dalla comunità erano considerati i depositari del patrimonio culturale locale. Agli inizi degli anni Cinquanta erano stati gli informatori di Ernesto de Martino, di Alan Lomax e Diego Carpitella nelle prime campagne di ricerca impostate su criteri pluridisciplinari. Quale area folklorica di rilievo Sannicandro G. era poi stata obiettivo di successive indagini, tanto che le temporanee irruzioni di ricercatori non destavano più sorpresa. Mentre tanti interessi si erano concentrati sui repertori di musiche e canti popolari, trascurati apparivano aspetti rituali come il carnevale, che assumeva in quella collettività caratteristiche e rilevanze di interesse notevole. Soltanto quando si sono convinti che i nostri intenti di ricerca non erano legati ad una occasione episodica, quando ci hanno visto tornare più e più volte, quando hanno scoperto che l'attenzione non era rivolta soltanto al patrimonio che possedevano ma anche alle loro personali capacità di organizzarlo e gestirlo, i testimoni che avevano contattato non solo ci hanno messo a disposizione le loro conoscenze ma sono diventati collaboratori e protagonisti della ricerca assumendosi il compito di individuare altri informatori, di reperire documenti, di suggerire anche possibili ampliamenti dell'indagine. E' così che l'osservazione sui rituali carnevaleschi si è estesa ad una ricerca retrospettiva sul teatro popolare e su aspetti della vicenda politica e sociale del paese, scoprendone in alcuni tratti la sorprendente complementarietà. Il profondo legame che la collettività ha instaurato nel tempo tra folklore e politica, tra espressività culturale e comportamento sociale ha determinato e determina ancora indubbi riflessi nella dinamica festiva; il fatto che figure politiche di primo piano, leaders popolari comunisti e anarchici abbiano affiancato questa loro attività ad una non meno rilevante produzione di commedie, poesie, racconti, è indicativo del ruolo di primaria importanza che tra i gruppi subalterni rivestiva l'attività espressiva e rappresentativa per la sua capacità comunicativa e socializzante, per la possibilità che offriva di adattarsi a contenuti di volta in volta rinnovati che in un linguaggio esplicito o metaforico si facevano messaggio sociale. Nel carnevale ritroviamo ancora aspetti di questa consapevole intersecazioni di valori.

E' quanto, in forma più allargata, è accaduto durante la ricerca sulla festa del primo maggio a Cerignola, dove lo sforzo continuo della restituzione dei risultati progressivi e parziali del lavoro - attraverso incontri organizzati, allestimento di mostre, presentazione di filmati - non ha costituito tanto una finalità quanto un ulteriore strumento di indagine, di penetrazione, di diffusione di disponibilità e consapevolezza tra interlocutori e collaboratori. In ambito culturale subalterno azioni, immagini, comportamenti festivi si configurano quali mezzi di trasmissione pedagogica di contenuti e valori secondo un sistema di codificazione analogo a quello della trasmissione orale. Gestualità, cromatismo, modelli e oggetti adottati, luoghi, spazi, espressioni formalizzate vanno a costituire il canovaccio di una memoria dai tratti contemporaneamente storici e immaginari. Questa memoria sensoriale e visiva che è condivisa e collettiva, perdendo progressivamente i suoi lineamenti storici funzionali ne conserva gli archetipi applicandoli di volta in volta alle rinnovate esigenze comunitarie.

* Questa esperienza si è interrotta nel 1979 non per cause intrinseche al progetto ma per difficoltà di ordine politico e burocratico.


ARCHIVIO RINALDI

ARCHIVIO RINALDI, Foggia.

Archivio sonoro, fotografico e documentario costituito a partire dal 1975 con ricerche sul campo condotte sino al 1984 (dal 1977 al 1979 condotte, in coll. con Paola Sobrero, nell'ambito del progetto di ricerca per l'Archivio della Cultura di Base/Biblioteca Provinciale di Foggia).

Rilevatori
per la quasi totalità dei documenti - G. Rinaldi, P. Sobrero;
collaborazioni - A. Vasciaveo (reg. e foto), L. Fuiano, A. Ingino, M. Attademo, P. Longo, A. Ria (foto);


Informatori
Circa 300 (di cui circa 100 a Cerignola, gli altri distribuiti su tutto il territorio provinciale).


Descrizione dei materiali di rilevazione

N. 213 bobine a nastro magnetico (quasi tutte da 270 mt, registrate su 4 piste mono alla velocità di 9,5 cm/sec per il parlato e 19 cm/sec per il cantato e le musiche) per un totale di circa 600 ore di registrazione;
N. 113 cassette a nastro magnetico da circa 90 min cad. per un totale di ca. 170 ore di registrazione.
Apparecchiature utilizzate per la raccolta dei documenti sonori
Philips N2221; Uher 4000 Report L; Uher 4400 Report Stereo IC; Uher M517; Sennheiser MKE 401; Revox A77 stereo.

N. 500 negativi B/N da 36 pose per un totale di circa 18000 scatti;
N. 4200 diapositive a colori.
N. 200 fotografie d'epoca (raccolta Primo Maggio anni '50, raccolta Pavoncelli, ....).

Fondo "Angione", Cerignola (opera completa, manoscritti autobiografici e poetici).
Fondo "Gualano", San Nicandro Garganico (archivio personale di documenti politici anarchici e socialisti, autobiografia, giornali, manifesti e volantini).
Fondo "Autori vari", Cerignola, comprendente i materiali manoscritti di S. Totaro (filastrocche e conte), C. Mancini (brani autobiografici e raccolta di ca. 150 sogni,
M. Sacco (autobiografia e poesie), S. Moschetta (attività del sindacato).

Documenti vari: libretti politici, libretti d'opera, volantini e manifesti sindacali e politici, tessere politiche, santini religiosi, manoscritti teatrali (in particolare alcuni "ditt" di S. Nicandro Garganico).


Località
della provincia di Foggia che sono state interessate dalle ricerche e di cui si conservano materiali vari

Gargano - Vico del Gargano, Monte Sant'Angelo, San Giovanni Rotondo, San Marco in Lamis, San Nicandro Garganico;

Tavoliere - Chieuti, San Paolo Civitate,Torremaggiore, San Severo, Lucera, Foggia, Incoronata, Cerignola, San Ferdinando di P.;

Subappennino Dauno - Celenza Valfortore, San Marco La Catola, Biccari, Troia, Roseto Valfortore, Castelluccio Valmaggiore, Orsara di Puglia, Accadia, Sant'Agata di Puglia, Anzano di Puglia, Volturino, Faeto.

Si conservano anche altri documenti sparsi di altre aree della regione e di alcune località della Basilicata e del Molise (Larino, Gambatesa, Tufara).


Metodi di rilevazione dei materiali sonori

In linea generale il dialogo libero ha costituito la base su cui inserire eventuali domande specifiche e focalizzanti, tendenti a sollecitare la testimonianza su aspetti dei vissuti personali. In alcuni casi relativi a ricerche particolari (fenomeni rituali, condizioni di vita e lavoro di lavoratori, ecc.) si sono predisposte serie di domande che in maniera libera a seconda dell'occasione orientavano il dialogo.
Le esecuzioni formalizzate sono quasi sempre scaturite all'interno di questo contenitore e solo in un secondo tempo sollecitate con domande specifiche.
Parallelamente, soprattutto per quanto riguarda rilevazioni sulla ritualità popolare, si sono raccolte esecuzioni formalizzate in funzione (canti religiosi, musiche strumentali) e suoni d'ambiente (rumori, grida, lamentazioni; intrecci di musica, canti e rumori, commenti estemporanei). Ove e quando possibile si è cercato di affiancare alla registrazione delle esecuzioni in funzione, una registrazione delle stesse fuori contesto (in ambiente più 'protetto', isolato e senza rumori di fondo) per ottenere una migliore qualità tecnica della rilevazione per la trascrizione o l'eventuale utilizzo in elaborazioni successive (audiovisivi, riversamenti, dischi, ecc.).

Contenuti delle rilevazioni

Movimento bracciantile (Di Vittorio, condizioni di vita e di lavoro, lotte sindacali,, Primo Maggio);
Donna e lavoro contadino;
Rientro migratorio;
Ritualità popolare (feste patronali, Carnevale, Settimana Santa, pellegrinaggi, gare tradizionali);
Forme di teatro popolare;
Aspetti particolari di religiosità popolare (sogni, visioni, eventi miracolosi, devozioni, guaritori, liturgie magico-religiose);
Narrativa di tradizione orale;
Musica popolare (canti, strumentale);
Organizzazione della cultura di base (socializzazione delle ricerche, dibattiti, assemblee, laboratori didattici).


Altilia

Ipotesi di catalogazione e digitalizzazione dell'Archivio Rinaldi
redatta da Antonio Altilia

Nastri magnetici
Inventariazione e digitalizzazione

Avvertenze preliminari al riversamento dei brani da nastro a computer
Una volta montato il nastro sul magnetofono va verificata l’esattezza del contatore rispetto ai brani della bobina e va fatta una prova di ascolto per verificarne la velocità e la qualità del suono. Nel caso ci sia un inventario precedente verificare i dati di questo e nel caso di correzioni da fare, utilizzare un'annotazione e non una cancellatura.

Il riversamento su computer dei materiali sonori e la creazione di cd master
Il nastro va riversato su computer dal registratore a nastro rispettando la durata del brano comprese le aperture e le chiusure del rilevatore creando un file per ogni brano, ognuno di questi intitolato con le stesse modalità utilizzate dal rilevatore questo per facilitarne il reperimento, il confronto con l’originale e il trattamento successivo.
Vanno altresì registrati anche quei brani monchi di testa o di coda o che abbiano delle interruzioni accidentali.

Della digitalizzazione del nastro vanno fatte due copie: una che viene conservata come cd master destinata all’archivio della copia conforme all’originale e su cui non va eseguita nessuna operazione ulteriore, l’altra che serve per le successive operazioni di restauro, pulitura del suono e ottimizzazione per l’ascolto che servirà successivamente per l’ascolto e la relativa schedatura.Tutti i trattamenti dei materiali sonori devono comunque avere alla base un forte rispetto della natura dell’originale.


L’inventariazione dei cd master e dei relativi brani con una schedatura preliminare
Una scheda predisposta appositamente (vedi oltre) per questi materiali permette, una volta riversato il contenuto della bobina su computer e successivamente su CD, di individuare la collocazione dei CD (con riferimento naturalmente alle bobine) e dei brani contenuti in ognuno segnalando per ogni brano: la sigla decisa per il riferimento dell’archivio, il numero di bobina di riferimento, il numero siglato del CD (che può essere diverso visto che per ogni bobina ci vogliono circa 4 CD), la sigla del brano e la posizione nel cd, il luogo di registrazione, la data di rilevamento, i nomi dei ricercatori, il contesto di rilevamento (festa, comizio, etc), il genere della rilevazione (poesia, musica, etc.), il riassunto descrittivo del brano, l’informatore con qualche notizia biografica, note sullo stato di conservazione: della completezza o incompletezza del brano e di tutti quei dati a carattere tecnico e altro che permetta di individuare fisicamente lo stato di "salute" del materiale, la collocazione dell’originale, il riferimento ad altri materiali.
In questa fase, che è congiunta alla creazione dei cd master, la scheda va riempita prioritariamente nelle parti relative all’individuazione materiale del brano, del CD, e del loro rapporto con il nastro originale e secondariamente in quelle parti che sono immediatamente reperibili da parte dell’operatore addetto alle schede.

 

La manutenzione dell’archivio su CD
Ogni due anni va fatta una verifica dello stato di conservazione dei CD, che vanno riascoltati e testati e comunque sostituiti tutti, ricopiandoli ogni 4 anni.

Una volta inventariato tutto il materiale è possibile indicizzare tutto per generi creando altri cd tematici più comodi da consultare ordinandoli per fattori di omogeneità. La fase ora più importante è la collocazione contestualizzazione di tutti i materiali: un primo trattamento che consenta di tracciare la storia e la peculiarità dell’operazione di raccolta.


Schedatura preliminare

La scheda
L’operazione di schedatura del materiale sonoro di questo archivio deve rispondere a diverse esigenze che vanno molto oltre quella della individuazione materiale del brano. La scheda in questione mostra la volontà di essere il nodo di una rete di relazioni, tutte ugualmente significative, che vedono nel brano la momentanea funzione di primo piano come manifestazione in un contesto molto ampio e di non minor valore che è rappresentato dalle altre voci (informatore, contesto, etc.). Sin dal principio si sa che le altri voci, presenti nella scheda, non possono concludere il contesto, nè assicurarne il senso che ha avuto nella realtà fenomenica di produzione, ma sicuramente suggerisce dei percorsi che possono funzionare da stimolo e aiuto a chi cerca attorno al brano stimoli, suggerimenti, significati, utilità o semplicemente curiosità. La scheda allora si propone di essere un fuoco di ricerca da cui partire per capire un po’ più profondamente sia il brano sia l’universo di cui è espressione.

 

Personale

Operatore addetto alla digitalizzazione e masterizzazione
Competenze
Conoscenza specifica teorica e pratica della digitalizzazione e masterizzazione relativa al trattamento di materiali sonori e della produzione di CD audio e CD-ROM.

Operatore addetto al restauro e al trattamento del suono
Competenze
Conoscenza specifica teorica e pratica relativa al restauro e ottimizzazione della qualità audio di materiali sonori e dei programmi software specifici del progetto.

Operatore addetto alla compilazione e redazione delle schede
Competenze
Conoscenza specifica teorica e pratica dei software relativi a database relazionali e nello specifico di quelli indicati per il progetto.
Laurea o Diplomi affini in materie umanistiche nel cui curriculum di studi siano stati sostenute esami in materie pertinenti con la natura e peculiarità dell’archivio in questione.

Operatore addetto alle ricerche di documenti di spoglio e loro integrazione nell’archivio
Competenze
Laurea o Diplomi affini in materie umanistiche nel cui curriculum di studi siano state sostenute esami in materie che abbiano trattato di antropologia culturale, sociale e tradizioni popolari in genere o comprovata esperienza nel campo in questione.
Capacità ed esperienza in ricerche per il reperimento di documenti e bibliografie in archivi simili a quello in questione.
Fornisce e lavora insieme all’addetto per la schedatura e soprattutto per il reperimento di materiale da inserire nelle schede.

Coordinatore delle attività nella sezione audio
Competenze
sia informatiche che demoetnoantropologiche

 

Attrezzature

2 registratori a bobina
2 masterizzatori audio
3 masterizzatori CD
2 cuffie per l’ascolto
* cavi di collegamento al cd
* interfacce registratori a bobina/computer
4 computer molto potenti (2 addetti al suono, 1 alle schede, 1 materiali di spoglio)
1 computer/server
* software per la digitalizzazione dei brani e del restauro sonoro
* software per il database e lo sviluppo di prodotti multimediali per internet e CD-ROM
* attrezzatura portatile per l’immagazzinamento dei dati al domicilio dell'archivio


Materiali d’uso

- cd rom
I CD vanno calcolati in base alla loro capienza di circa 70 minuti di traccia. Per l’importanza dei dati vanno scelti CD di ottima qualità.
770 ore di nastro X 60 minuti = 46200 minuti di traccia audio
46200 minuti di traccia audio: 70 minuti della capienza del CD = 660 CD
ogni masterizzazione va fatta doppia per cui 660 CD x 2 = totale di 1320 CD

- custodie e arredo per l’archiviazione dei CD
- cancelleria varia

N.B. verifica della qualità di digitalizzazione di ogni brano; il nastro va ascoltato sempre prima della digitalizzazione esecutiva.


Previsione timing di lavoro

Digitalizzazione dei materiali sonori

Personale

Per ogni ora di nastro registrato la stima delle operazioni precedentemente previste si aggira attorno alle cinque ore; in questa fase l’operatore addetto al riversamento lavora insieme a chi fa la scheda che parallelamente redige parzialmente la scheda indicandone le voci possibili e facendo un abstract del brano dando vita a una prima indicizzazione. E’ difficile per la differente durata dei brani ipotizzare il numero di schede da realizzare.

Il totale delle ore di registrazione dei materiali sonori dell’archivio si aggira attorno alle 770 ore.

Ore di registrazione 770
Addetto alla digitalizzazione 770 ore x 5 ore = totale di 3850 ore
Addetto alla schedatura 770 ore x 5 ore = totale di 3850 ore

Totale in ore di lavoro = 7700