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Progetto Braccianti, |
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di GIOVANNI RINALDI "Per fare storia volgete risolutamente la schiena al passato e, innanzitutto, vivete. Mescolatevi alla vita. Alla vita intellettuale, senza dubbio, in tutta la sua varietà. Storici, siate geografi. Siate anche giuristi. E sociologi. E psicologi. … Ma vivete anche una vita pratica. Non accontentatevi di osservare oziosamente dalla riva quel che avviene sul mare in tempesta…" Lucien Febvre
Il viaggio intrapreso da Enrico e Micaela è ripartito come allora, per me e Paola Sobrero, dall’Emilia alla Puglia, dal teatro all’antropologia, dalla propria biografia intellettuale al tentativo di ricostruzione di una più grande biografia collettiva a cui non solo aderire ma in cui rivivere. Non è
casuale, non può essere stato tutto casuale. Ma a cosa serviva e soprattutto a cosa serve oggi la memoria? L’identità sociale di una comunità dipende, per strutturarsi, non solo dalla memoria, ma dalla verifica costante, nel tempo, dei valori fondanti della memoria stessa, dal suo confronto continuo col presente e le sue sollecitazioni. La memoria non è un deposito chiuso: è la capacità personale e sociale di utilizzo e traduzione continui di esigenze e motivazioni del presente, urgenze di progettazione e individuazione di futuri possibili, con i materiali e le esperienze del passato. Le storie, e le vite, a noi narrate dai braccianti di Cerignola alla fine degli anni ’70, con la ricchezza propria della parola "detta" e del gesto comunicativo che sempre l’accompagna, visualizzavano (proprio come a teatro o in un film) l’orgoglio di essere stati testimoni dell’affrancamento da forme di sfruttamento quasi schiavistico della forza lavoro e protagonisti nell’organizzare non solo la rivolta a quello stato di cose, ma anche la costruzione di un mondo diverso in cui sentirsi uguali e rispettati da coloro che, dall’alto, dominavano. L’esperienza del dolore… genera il bisogno di esprimersi. In una situazione di estrema sofferenza l’urgenza di comunicare si presenta come un bisogno primario, insostituibile… chi ha vissuto l’esperienza del fascismo nelle campagne, della guerra, della deportazione, porta impresso dentro di sé un marchio indelebile, che lo spinge a testimoniare (L. Reitani). Ma l’idea di raccogliere questa memoria non andava solo nella direzione di una pura sua conservazione quanto nel tentativo di ricreare una circolarità narrativa e culturale in cui la fonte orale, il racconto, diventasse occasione e centro di scambio interno ed esterno alle generazioni. I figli dei braccianti a Cerignola già in quegli anni stavano perdendo coscienza del valore che la storia dei loro padri rappresentava. Il cinema, il teatro, la musica, soprattutto in Italia, hanno spesso sottovalutato l’importanza dell’attingere alle fonti della memoria collettiva; solo alcuni lo hanno fatto rielaborando e rileggendo, con lo sguardo del presente, le forme espressive e i contenuti della cultura popolare. Purtroppo è anche vero che moltissimo materiale è irraggiungibile o disperso in mille rivoli; merito di questo progetto è infatti l’aver consentito il riutilizzo (con un lavoro di digitalizzazione e nuova organizzazione dei materiali originali) di voci, suoni, immagini e storie custodite gelosamente per quasi trent’anni. Fonti che nessuno aveva ritenuto "utili" e che invece andavano a ricollegarsi non solo con il passato, ma anche con la storia più attuale e problematica. La storia dei nuovi braccianti, siano essi gli immigrati scaricati e più spesso scaraventati dai gommoni sulle nostre coste, oppure i nuovi lavoratori a tempo, "interinali", giovani spesso allo sbando e senza diritti. Facendo parlare nuovamente gli uomini e le donne a cui spesso non si dà parola, vorremmo riprendere un metodo, probabilmente ritenuto da alcuni velleitario, poco scientifico o demodè, che mette al primo posto l’esigenza non solo di divenire protagonisti di storia ma anche di acquisire la capacità di narrarla e tramandarla, senza pericolosi vuoti di memoria. In questo il teatro, così come il cinema, potranno molto, mescolando nuove tecnologie multimediali a un metodo di lavoro interdisciplinare e, pur mantenendo scientificità e rigore narrativo, facendo riaffiorare dalle radici della nostra storia anche le emozioni, i sentimenti, i sogni e le lacrime. Come tentammo di fare, sicuramente in modo parziale, raccontando il vissuto quotidiano, il mito e la storia dei braccianti del Basso Tavoliere. |
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