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AMERICO E IL MONDO NUOVO * Racconto a due voci: Amerigo Marino, bambino figlio di un bracciante di San Severo arrestato per i fatti del 23 marzo 1950 e Derna Scandali, partigiana di Ancona che insieme alla zia Maria Petrini e alla cugina Nedda lo accoglieranno come un figlio. di GIOVANNI RINALDI Americo - Mio padre era un bracciante. Dopo il governo gli ha dato un pezzo di terra, che hanno passato a riscatto dopo venticinque anni. Lui la coltivava, ma sai la vigna ti dà il vino solo a fine stagione, non è che giorno per giorno hai da mangiare. Così lui nel frattempo trovava altri lavori, quello che gli capitava, il muratore, i pozzi da scavare, così... a livello di manovalanza. Allora nel '50 c'è stato questo sciopero [la rivolta del 23 marzo a San Severo] perchè la gente si era un po' stancata di questo sfruttamento, questa miseria... C'era la fame, c'era la miseria nelle case, non c'era l'igiene, era tutto in una stanza unica. Un tavolo al centro, il gabinetto che non era un gabinetto, non c'era la doccia. C'erano alcuni vicino a noi che avevano addirittura il cavallo, il somaro dentro casa. Passava per la stanza da letto, passava e si metteva in fondo. La sera tornavano, scioglievano i finimenti e il cavallo si metteva in fondo. All'epoca c'era il governo Scelba [De Gasperi] e quindi c'era la celere che picchiava, arrestava, e mio padre è stato coinvolto in una retata. Lui si trovava nei pressi della sezione del Pci, è scappato e si è rifugiato proprio lì, nella tana del lupo. Aveva fiducia nel partito. E quindi quando è arrivata la polizia si sono barricati in questa sezione al primo piano. Loro credevano di essere al sicuro, invece dopo, lui mi ha raccontato, questi poliziotti hanno lanciato una corda a cappio e sono saliti su, nel balcone. Hanno sfondato la finestra del balcone ed hanno arrestato tutti. Mio padre si è fatto sei mesi di galera. Lo hanno arrestato il 23 marzo ed è uscito a settembre. Io avevo sei anni e mezzo. Derna - Quella volta c'era un convegno a Roma mi ricordo. Lì un deputato della Puglia [probabilmente Allegato] fa un appello, parla di questo sciopero dicendo che i bambini andavano portati in qualche altro posto. [I genitori di questi bambini] erano in galera, tutti in galera. Dopo la sera lì a Roma ci siamo riuniti e ci siamo chiesti: "Che cosa facciamo?" "Una trentina di bambini li portiamo su e li ospitiamo". E difatti noi ci siamo impegnati. Io, mi ricordo, sono venuta via subito, sono andata alla Camera del lavoro: "Bisogna riunire il direttivo e vedere che cosa si può fare. Noi a Roma ci siamo impegnati a prendere trenta bambini, perchè a San Severo c'è stato uno sciopero e tutti i genitori sono in galera. Questi bambini sono in mezzo alla strada e non hanno niente da mangiare". Difatti facciamo una riunione e decidiamo di far venire questi bambini. Abbiamo mandato giù due compagni a prendere questi bambini. Americo - Io ero nel giro di Ancona, eravamo quindici, venti bambini. Siamo venuti su con il treno, nel treno ci hanno dato i panini con la mortadella, era la prima volta che mangiavo la mortadella. [Eravamo] in un vagone unico. Avevamo le bandierine tricolore, era il dopoguerra, c'era l'amor di patria. Derna - Quando sono arrivati questi bambini mia zia Maria è venuta alla stazione e ha preso il più piccolo. Questo bambino dentro il treno - a me l'avevano detto quei compagni - aveva pianto sempre poverino, perchè gli avevano messo un paio di scarpe della sorella più piccola e gli stavano piccole. C'ero anche io e le ho detto: "Guarda che non lo puoi prendere così. È un bambino, mica è un bagaglio qualsiasi". Mi sembra che fossero stati trentacinque i bambini. Ma non c'è stato niente da fare, quando ha visto questo bambino, piccolino piccolino, che piangeva, l'ha abbracciato su, è tornata su a piedi con questo bambino in braccio. Americo - Io mi ricordo quando sono sceso dal treno e m'hanno preso per mano. Me ricordo che ho fatto il bagno, che ero sporchissimo. E mi ricordo di una gran dormita, ho fatto una gran dormita. Derna - Dopo pranzo [Amerigo] è tornato giù, il barbiere di sotto gli aveva tagliato i capelli, lavato, con i vestiti di un bambino che era il nipote di mia cugina, e tutti lo guardavano. Tutto vestito bene, tutto ben pulito, non si riconosceva. Americo - A molti li hanno portati in un bagno pubblico, ma dice che hanno fatto il diavolerio, al diurno, in Piazza Roma, che c'era il diurno, che c'era ste vasche… hanno fatto un diavolerio! Derna - Mi ricordo c'era il circolo dell'ANPI. Lì c'era il circolo dei partigiani e ci abbiamo riunito tutta la gente che si era impegnata a prendere questi bambini a casa. Abbiamo spiegato di questo sciopero, dei loro genitori in galera. Gli anconetani si muovono poco, ma quando si muovono! C'è una solidarietà immensa. Quando sono arrivati questi bambini erano in condizioni tremende. Prima di tutto li abbiamo portati al Cobianchi, a piazza Roma, dove c'erano i bagni pubblici, le vasche. Li abbiamo portati lì. Questi bambini non avevano mai visto un bagno, la vasca da bagno. E dove la potevano aver vista? A San Severo? Prima non volevano entrare. Una volta entrati non volevano più uscire. Mal vestiti! Prima di affidarli alle famiglie li abbiamo dovuti far lavare, erano in condizioni disperate. Dopo pranzo abbiamo invitato tutta questa gente che si era impegnata a prendere un bambino, sempre in questo circolo dell'ANPI e abbiamo consegnato questi bambini. Americo - Invece a me non m'hanno portato lì, m'hanno portato a casa, ho fatto una gran dormita, ero stanchissimo. Quando mi sono svegliato mi hanno portato fuori e mi hanno pagato un gelato, tanto vero che quando mi hanno offerto il gelato con la panna, dice 'Ti piace il gelato?', sai che gli ho detto? 'Assemigghia a recotte'. Perchè io mangiavo la ricotta giù! Mia madre faceva il pane, delle grosse pagnotte che duravano una settimana, otto giorni. All'inizio era morbido, dopo man mano che passavano i giorni questo pane s'induriva, diventava duro, duro. Dopo mia madre lo spezzava, lo metteva nel piatto e ci faceva il brodo di zucca, il brodo di cicoria... e sotto metteva il pane a mò di pancotto. La cena nostra era quella. Alla domenica c'era qualcosina di meglio. Mi ricordo che quando faceva gli involtini era una festa, le orecchiette... era una festa quando c'erano queste cose. E me ricordo che quando son venuto su [ad Ancona] questa signora [Maria], il marito faceva il sarto e c'aveva la sartoria, e m'hanno messo su un bancone, seduto e hanno detto 'Cosa te piace di più a mangiare?' 'I fogghje', le foglie [le verdure]. Dopo sei mesi sono dovuto tornare giù, perchè mio padre era uscito [dal carcere]. Ricordo che era di notte e quando siamo arrivati in stazione a San Severo… c'era tutte le mamme, i parenti… c'era urla di gioia… non lo so… tutte urla festose, d'emozioni… che noi scendevamo dal treno… E tant'è vero che all'epoca se diceva che a noi ci hanno mandato in Russia, in Russia c'era i comunisti, i comunisti mangiavano i bambini. E mia madre… l'ignoranza che c'era all'epoca, sai, giornali non se leggeva, la radio non ce l'aveva… e mia madre era influenzata da queste dicerie, da queste chiacchiere e piangeva… non sapeva dove eravamo andati realmente. Quando poi so' tornato giù io ho cominciato a fa' lo sciopero della fame, non mangiavo più, perché era talmente drastico quel cambio… è successo che mia madre è andata alla Camera del lavoro, per sapere chi era la famiglia che mi aveva ospitato. La Camera del lavoro ha scritto una lettera alla Camera del lavoro di Ancona, la Camera del lavoro di Ancona si è messa in contatto con la famiglia, con Maria, e mi è venuta giù a prendere! Di notte è arrivata, alle tre e mezza è venuta giù, di notte. Da sola è scesa alla stazione, è venuta giù! Io me la sono ritrovata a casa. È venuta a riprendermi e mi ha riportato su. Erano passati 10 12 giorni [dal mio ritorno a casa], però io non accettavo più la vita di giù, perchè su era un altro mondo, mi piaceva Ancona, mi piaceva il mondo nuovo. Una sera mi ricordo, ero stato riportato giù, forse era la seconda volta... non mi ricordo. Insomma in un ritorno giù in paese, in stazione ho fatto il diavolerio perchè non volevo tornare giù. Ho fatto il matto. [I miei genitori] erano alla stazione. Io mi ricordo che ho fatto il diavolerio. Non volevo restare lì… mi ricordo che ho fatto tanto il matto che sono dovuti intervenire i carabinieri. Proprio da matto! Calciare, mordere chi si avvicinava! Strappare i capelli a chi mi capitava! E mi ricordo che dopo alla fine, esausto, ho ceduto e mio padre mi ha portato a casa in spalla, mi ha portato sulle spalle mio padre. C'è stata questa sera in cui ho fatto un macello, un macello. Mi ricordo di tanta gente intorno, tanta confusione. Mio padre non l'ha mai accettato, mai, mai, mai. Alla fine si è rassegnato a questa mia decisione. Io ho avuto quattro madri. Ho avuto mia madre, all'epoca, era il '43 '44, c'era la miseria, mia madre non aveva il latte e mi ha allattato una balia e anche lei mi considerava un figlio. Poi questa zia di Derna [la signora Maria] e la figlia Nedda. Quindi se faccio la somma delle madri sono quattro. Derna anche ha avuto il suo contributo... forse cinque allora. Americo da allora vive ad Ancona con la moglie e due figlie. A undici anni comincia a fare il garzone nella barberia accanto al negozio di alimentari della 'zia Maria', la sua mamma di Ancona. Ha continuato a fare il barbiere in via Veneto fino ad oggi. * Il testo delle due testimonianze è stato liberamente ricostruito a partire dall'intervista a Derna Scandali e Americo Marino tratta dalla tesi di laurea di Laura Volponi (Bologna 1999) e dall'intervista ad Americo Marino e altri (San Severo 15 aprile 2004, reg. G. Rinaldi). I materiali fanno parte del progetto di ricerca di Alessandro Piva e Giovanni Rinaldi, avviato nel 2002, che ha anche come obiettivo la realizzazione di un documentario e di un soggetto cinematografico. |
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